La lettrice di Čechov by Giulia Corsalini

La lettrice di Čechov by Giulia Corsalini

autore:Giulia Corsalini [Corsalini, Giulia]
La lingua: ita
Format: epub
editore: nottetempo
pubblicato: 2018-10-01T22:00:00+00:00


II

Conosco bene questa luce scarsa, diffusa, che scende dall’alto della vetrata dell’ultimo pianerottolo sulla scalinata di gradini di pietra irregolari e consumati che conduce al Dipartimento di Lingue; c’è stato un tempo in cui salire queste scale in penombra è stata quasi una bella abitudine e questo dovrebbe toccarmi, ma qualcosa mi rende distratta rispetto al passato. Malgrado il flusso di ricordi cui mi sono abbandonata ieri sera con Lyzaveta, stamattina il mio animo è completamente votato al presente; ho attraversato il corso ben noto, nell’aria tersa, con una determinazione per cosí dire pionieristica.

Anche questo portone pesante, antico, che si apre con lentezza, mi è ben noto, e il lungo corridoio aristocratico dove affacciano gli uffici dei professori e la vetrata della biblioteca, probabilmente ancora chiusa. Esther arriverà tra poco. Il dipartimento è deserto, ma la porta semiaperta dello studio segnala che il professore, com’era prevedibile, è già qui; d’altra parte, avverto distintamente l’odore del fumo delle sue sigarette. Giulio De Felice, infatti, è seduto al suo tavolo nella semioscurità della stanza, ignaro di me e chiuso in un pensiero introverso e cupo; sentendomi, solleva lo sguardo, per un attimo disorientato. Quando l’ho conosciuto, era pressappoco in questa posizione. Si alza, mi viene incontro, mi stringe la mano con calore. È in abito grigio, elegante, curato. Sono la prima degli ospiti che sta aspettando e si meraviglia che io sia arrivata cosí presto. Mi accompagna al suo tavolo rinvigorito, con molta cordialità e il fare un po’ gongolante dei suoi momenti buoni.

“La trovo bene,” mi dice mentre ci sediamo, ora con lo spirito di galante canzonatura che, anche questo, ben conosco, “la vedo meno stanca, non sembra piú una badante, sembra una giovane professoressa”.

“Sembravo una vecchia badante?” gli chiedo; mi sforzo di tenergli testa ma contengo a fatica l’agitazione. Mi raccolgo la borsa sulle gambe, cerco di tenere dritte le spalle; mi attraversa per un breve istante il ricordo della quiete indisturbata del mio ufficio, della mole dei fascicoli accatastati sul mio tavolo, nella luce grigia. “In realtà, sono arrivata ieri sera e ho dormito a casa della vecchia presso cui un tempo ho lavorato. Mi ha accolto lei, dal momento che nessuno era lí ad aspettarmi a braccia aperte…”

“La prossima volta avverta,” dice, “mi dica che sta arrivando e io verrò ad accoglierla con un mazzo di fiori…” Eccolo. L’ironia non lo trova mai impreparato. Ma che cos’ha? Anche lui è invecchiato. I suoi occhi chiari sono affaticati, rimpiccioliti. Il volto è sicuramente piú scavato di quanto già non lo fosse; soprattutto c’è, nel suo sguardo, in quel tratto sciupato, tra lo zigomo sporgente e la bocca, al di là dell’esuberanza che palesa, una traccia nuova, il tremolio di una propensione, un tempo impensabile, all’indulgenza; qualcosa è di certo accaduto, anche i suoi capelli sembrano piú radi. D’un tratto questo suo ufficio, che ho amato, mi pare un mondo alla fine. Mi guardo intorno, riconosco il mio tavolo, su cui, come sempre, filtra la luce polverosa dalle persiane socchiuse.

“Il dottor Salvi?” chiedo.



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