L'interpretatore dei sogni (Italian Edition) by Stefano Massini

L'interpretatore dei sogni (Italian Edition) by Stefano Massini

autore:Stefano Massini [Massini, Stefano]
La lingua: ita
Format: epub
ISBN: 9788852084058
editore: Mondadori
pubblicato: 2017-11-20T23:00:00+00:00


17

L’imperatrice al mercato

Corpulenta e a suo modo sinistramente avvenente, Agatha F. non passava certo inosservata. La guardavi chiedendoti perché la guardavi, e tornavi a guardarla dopo esserti detto che non ti dava alcun piacere guardarla. Non vi era niente in lei che la rendesse in fondo bella. Si può dire, anzi, che ben più numerosi fossero i dettagli deplorevoli di quell’atteggiarsi sciatto, quasi studiato ad arte per allontanare da se stessa anche i più pietosi sguardi. Eppure la guardavi. Eppure avresti voluto sapere di lei ogni cosa. Eppure ti sorprendevi di intuire di lei molto, troppo, come se una conoscenza antica e complice vi avesse fatto condividere intimità ombrose. Ed era questo a renderla per assurdo luminosa: le sue ombre. Forse perché tutto in lei raccontava di un campo di battaglia, di quelli in cui reggimenti contrapposti hanno lottato strenuamente, lasciandosi alle spalle solo macerie. E per quanto le macerie non abbiano in sé niente di interessante, ciò che ti trattiene morbosamente a fissarle è lo spettacolo cruento di una normalità stravolta, distrutta, azzerata. Ci attrae in loro la vista dell’abominio, da cui ci crediamo indenni, e dunque volentieri ci diamo il piacere di costatarci illesi. Agatha F. era in questo senso gratificante: contemplare il suo dissesto equivaleva a sentirsi nel pieno vigore. La compativi e la giudicavi, azzardando le cause che facevano il suo distretto così disseminato di rovine. Di più: era ogni tratto del suo essere a scricchiolare sull’orlo del crollo, bombardato da chissà quali e quanti colpi di mortaio. E ti chiedevi come fosse mai possibile che, per un circolo vizioso, quella donna sembrasse perfino fiera del proprio cimitero, non facendo il minimo sforzo per nasconderlo. Inquieta nello sguardo, irruenta nel parlare, talvolta perfino sconnessa negli scatti improvvisi delle braccia, era come se portasse in questi sintomi il marchio indelebile del suo essere irrisolto, e ciò muoveva in lei qualcosa di rischioso. Ma come negare che il rischio è un motore di attrazione? Ne fui contagiato.

Agatha F. aveva qualcosa di diverso da tutti i miei pazienti: riusciva a creare fra noi la sensazione che non fosse lei ad aver bisogno di me, bensì il contrario. E poi c’era quel modo di porsi, così spudorato, perfino irritante se non fosse che qualcosa in me lo trovava incomprensibilmente congruo. Agatha comandava, di fatto. A partire da quel suo rifiuto di sedersi: ogni nostro incontro la vedeva costantemente in piedi, girando per la stanza, tutt’al più appoggiandosi allo spigolo rotondo della libreria. Quando gliene chiesi il motivo, mi rispose seccamente: «Perché se mi sedessi, non potrei rialzarmi. E lei così avrebbe vinto».

Non seppi mai la vera ragione per cui era venuta in cura. Non la seppi perché forse non la chiesi mai. So solo che più mi addentravo nel suo mondo, più scoprivo il puro senso della parola solitudine. Questa donna era stata vinta dall’abbagliante astro della fiducia in sé, al punto tale che qualsiasi presenza nei suoi dintorni era stata liquidata come irrilevante. Trascorremmo le prime tre sedute in



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