Stivali di velluto by Giuseppina Torregrossa

Stivali di velluto by Giuseppina Torregrossa

autore:Giuseppina Torregrossa [Torregrossa, Giuseppina]
La lingua: ita
Format: epub
editore: RIZZOLI LIBRI
pubblicato: 2024-05-14T12:00:00+00:00


11

Gli agenti Arena e Massaro si trovarono come di consueto al bar per la colazione del mattino. «In ufficio tira una brutta aria» disse Paola.

«Sono arrivati i funzionari dell’ufficio ispettivo» replicò l’altro con un sorriso di trionfo. «Questa mattina alla Mobile, prima che tu arrivassi, stavano tutti rinchiusi nella stanza del capo. Confesso che mi sono avvicinato alla porta per origliare.»

«E…»

«E niente. Filtrava un parlottio concitato, sussurri e improvvise impennate della voce. Ma non ho capito di cosa stessero parlando, anche se posso immaginarlo.»

«Fosse la volta buona che lo levano di mezzo e tu riprendi quota.»

«La mano di Dio è potente» rispose lui. In quel momento si accorsero di Giulia. Camminava al centro della strada, diretta alla Mobile. La gonna stretta le bloccava il passo, e la sua andatura era sinuosa come fosse una sirena. I due la osservarono con attenzione: «È sempre così elegante. Ha un grande stile!» esclamò Paola.

Giulia intanto si era avvicinata. «Disturbo?» chiese con espressione accattivante.

«Buongiorno dottoressa, hai sentito la novità?» la salutò Paola.

«Abbiamo l’assassino di Mazza?» chiese lei di rimando.

«Meglio. Pare che siano arrivati i funzionari dell’ufficio ispettivo, indagano sul nostro capo.»

«Questa è una buona notizia. Volesse il cielo che ce ne liberiamo e cominciamo a lavorare sul serio. Però adesso parliamo di questa.» Giulia sventolò la foto della ragazza misteriosa.

«Chi è?» chiese Massaro.

«Non lo so. Ce l’ha data la vedova, era tra le cose del marito.» Giulia raccontò quello che avevano sentito dalla vecchia matta.

«A me è sembrata molto consapevole» la corresse Paola. «Sì, la sua memoria è ferma ai giorni felici, quelli trascorsi con il marito, ma in fondo ha confermato la mia idea: il Mazza deve averlo ucciso il suocero simulando poi la rapina.»

«Scusa, Paola, ma perché? Che ti ha detto che tu già non sapessi?» la incalzò Giulia.

«Ha aggiunto qualcosa in più su un eventuale movente passionale. Sappiamo con certezza adesso che Tano Genco odiava travestiti e omosessuali, al punto da far loro del male. Rubinia ci ha detto che il marito non solo gli era amico, ma li aiutava persino a far fruttare i loro soldi. Forse aveva una relazione omosessuale. Rubinia inoltre ci ha rivelato che loro due non avevano rapporti intimi. Tano Genco deve aver fatto due più due e, secondo il suo codice personale, lo ha fatto giustiziare.»

«Io credo che il boss avesse altro a cui pensare in quel periodo che ai garrusi dello Stradone. Era in corso una guerra di mafia. Ho spulciato tra le cronache dell’epoca» intervenne Massaro. «L’uccisione del colonnello dei carabinieri Giuseppe Russo il 20 agosto 1977 diede inizio a numerosi arresti tra i mafiosi della Piana dei Colli. Nei mesi successivi si verificarono una serie di omicidi tra le cosche rivali.»

«Sì, penso anch’io» convenne Giulia. «Secondo me il segreto della morte di Ermanno Mazza si nasconde in quei dieci milioni che mancavano all’appello. Cosa si poteva comprare con quella cifra nel 1977? Ne avevamo già parlato, ma ancora non avete risposto alla mia domanda.»

«Mi sono documentato: ci compravi una casa in periferia, un negozio nel centro storico.



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