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autore:Unknown
Format: epub
pubblicato: 2019-10-23T16:00:00+00:00


8.

1941-1942

Orbene,

se a poco a poco cessi di amarmi

cesserò d’amarti poco a poco.

Se d’improvviso

mi dimentichi,

non cercarmi,

ché già ti avrò dimenticata.

Pablo Neruda,

Se tu mi dimentichi,

in I versi del capitano

Quando confinarono Ofelia nella casa di calle Mar del Plata, gli incontri amorosi in hotel si fecero sempre più sporadici e brevi. Nella sua nuova vita senza Ofelia a disposizione in ogni momento, Víctor Dalmau notò che il tempo si era allungato e che ogni tanto poteva permettersi di accettare l’invito di Salvador Allende per una partita a scacchi. Aveva sempre la ragazza nel cuore, ma non era più vittima di quell’ansia costante di liberarsi di ciò che stava facendo per andare ad abbracciarla di nascosto e non doveva più studiare tutta la notte per recuperare le ore trascorse insieme a lei. All’università se la svignava dalle lezioni di teoria dove nessuno controllava le presenze perché poteva studiare su libri e appunti. Si concentrava sulle ore di laboratorio, le autopsie e il tirocinio in ospedale, dove doveva far di tutto per celare la sua esperienza per non umiliare i professori. Alla taverna svolgeva con serietà il suo turno serale, approfittando delle ore morte per studiare, con un occhio sempre rivolto allo spazio giochi di Marcel. Jordi Moliné, il fabbricante di scarpe catalano, si dimostrò il socio ideale, sempre soddisfatto dei modesti guadagni del Winnipeg e felice di poter disporre di un posto tutto suo, più accogliente del suo appartamento da scapolo, dove poter parlare con amici, bere il suo Nescafé corretto con grappa, assaporare i piatti della sua terra e suonare canzoni con la fisarmonica. Víctor si era ripromesso di insegnargli a giocare a scacchi, ma Moliné non capiva che senso avesse spostare qua e là dei pezzi su una scacchiera senza alcun tipo di guadagno materiale. Alcune sere in cui notava quanto Víctor fosse stanco, lo mandava a casa a dormire e lo sostituiva con piacere, anche se poteva servire solamente vino, birra e cognac agli avventori; di cocktail non sapeva niente, li considerava una moda imposta dalle checche. Provava molto rispetto per Roser e affetto per Marcel; poteva rimanere a lungo dietro il bancone a giocare con lui, era il nipote che non aveva mai avuto. Un giorno Roser gli chiese se aveva ancora una famiglia in Catalogna e lui le rispose che aveva lasciato il suo paese per farsi la sua vita più di trent’anni prima. Era stato marinaio nel Sudest asiatico, falegname in Oregon, macchinista ferroviario e costruttore in Argentina; insomma, aveva svolto molti lavori prima di arrivare in Cile a fare fortuna con la sua fabbrica di scarpe.

“Diciamo che in linea teorica avevo una famiglia laggiù, ma Dio solo sa che fine abbia fatto. Durante la guerra si è divisa: alcuni erano repubblicani mentre altri sono passati dalla parte di Franco; c’erano miliziani comunisti da una parte e suore e sacerdoti dall’altra.”

“È rimasto in contatto con qualcuno?”

“Sì, con un paio di parenti. Si figuri che ho un cugino che è rimasto nascosto fino alla fine della guerra e che ora è diventato sindaco del paese.



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