Björn Larsson - I poeti morti non scrivono gialli by Bjorn Larsson

Björn Larsson - I poeti morti non scrivono gialli by Bjorn Larsson

autore:Bjorn Larsson
La lingua: ita
Format: azw3, epub
pubblicato: 2015-12-31T23:00:00+00:00


17

Passata una settimana senza avere notizie da Anders Bergsten, Petersén iniziò a preoccuparsi. Gli aveva già lasciato due messaggi in segreteria, ma lo scrittore non l'aveva ancora richiamato. Cosa stava combinando? Non capiva che aveva bisogno di sapere se accettava o no di scrivere il finale del romanzo? Da quando si era saputa la verità sull'omicidio, l'interesse per i libri di Jan Y. si era moltiplicato. Due delle sue raccolte erano già esaurite e in via di ristampa. Petersén aveva quindi deciso di annunciare ufficialmente che Jan Y. aveva scritto un giallo, che i diritti erano già venduti in sette paesi, e che l'uscita era prevista non appena fossero pronte le traduzioni. Non solo: aveva anche intenzione di far trapelare che poteva essere stato proprio l'argomento delicato del romanzo a causare la morte del poeta. La conclusione non poteva essere che una: un incredibile successo di vendite. Alcuni ovviamente avrebbero accusato Petersén e la casa editrice di lucrare su una tragedia, ma non c'era niente di immorale nello sfruttare la situazione che si era venuta a creare per vendere più copie di un buon libro.

Prima di avere la risposta di Bergsten, però, non poteva fare niente. Inoltre, tutto considerato, era meglio lasciar passare il funerale, altrimenti lo scrittore avrebbe potuto prenderla male e fraintendere le sue intenzioni. Probabilmente non avrebbe capito che è possibile piangere la morte di un amico e al tempo stesso voler far uscire un libro, o addirittura che la pubblicazione di quel libro possa essere un modo per contenere il proprio dolore.

Nel frattempo aveva parlato con gli eredi di Jan Y., sia quel fanatico del padre che il fratello più cordiale, preavvisandoli che il rinnovato interesse per i suoi libri avrebbe probabilmente fruttato diritti d'autore. Il padre all'inizio aveva detto di non volerne sapere: erano soldi del peccato. Ma la sua decisione aveva iniziato a vacillare quando l'editore gli aveva spiegato che poteva trattarsi di una somma considerevole, dell'ordine di qualche milione di corone. Petersén avrebbe preferito tacere sull'entità della cifra, ma il padre dopo tutto era uno dei due detentori dei diritti e avrebbe potuto creare un sacco di problemi, se gli passava per la testa. Perciò gli aveva astutamente suggerito di dare i suoi milioni in beneficenza, espiando così i peccati del figlio.

"Ha ragione!" aveva risposto l'uomo con un entusiastico dietrofront. "Come ho fatto a non pensarci prima!"

Petersén si guardò bene dal confidargli la sua intepretazione, ovvero che era troppo ottuso per pensarci da solo, come capitava spesso tra chi leggeva alla lettera la Bibbia, il Talmud o il Corano con la convinzione di attenersi alla vera fede.

Il fratello si era rivelato un interlocutore più piacevole. Non solo era sinceramente addolorato per la morte di Jan Y., ma ammise anche senza tanti giri di parole che, in qualità di neo-disoccupato, non aveva niente in contrario a ricevere qualche corona extra.

Nei primi giorni dopo il ritorno da Helsingborg, Petersén aveva cominciato, contro ogni sua abitudine, a soffrire di incubi. Una notte aveva sognato di essere



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