Controstoria della Liberazione by Gigi Di Fiore

Controstoria della Liberazione by Gigi Di Fiore

autore:Gigi Di Fiore [Di Fiore, Gigi]
La lingua: ita
Format: epub
editore: BUR
pubblicato: 2013-09-14T16:00:00+00:00


Tracce di memoria

Immagini sovrapposte, sguardi nel passato. Giovani adolescenti di allora sono gli anziani che ricordano gli scempi vissuti al passaggio delle truppe coloniali. Sono indirette vittime di quegli stupri: figli delle donne violentate, semplici testimoni di episodi dalle caratteristiche comuni. Raccontano, senza avere sulla pelle la sensazione di lordume e vergogna che accompagna le donne. Quasi freddi narratori di sofferenze altrui.

Nicandro Rossi ricorda il destino amaro di una famiglia che abitava nella località Case Sparse. Il capofamiglia si era prestato ad aiutare come guida chi voleva attraversare le linee di guerra per raggiungere le zone controllate dagli Alleati. I tedeschi si accorsero dei suoi maneggi e lo uccisero. Per le donne della sua famiglia la sorte maligna non era ancora finita. Racconta Rossi: «La moglie e la figlia rimasero sole e, quando arrivarono i nordafricani, furono violentate. La ragazza morì per il trauma psicologico dell’onta subita».78

Celestino Di Meo è di Vallerotonda. Il suo ricordo fissa l’obiettivo su figure concrete di soldati, nella mente gli sono rimasti impressi tratti fisici e comportamenti. Racconta: «I nordafricani erano di aspetto selvaggio, con lunghe barbe e due trecce che ricadevano sugli omeri. Si davano al saccheggio di notte, preferendo assalire gente isolata. Gli ufficiali francesi trattavano i loro sottoposti con molta durezza, ma raramente intervenivano a difesa della popolazione italiana».79

Anche Alfonso Vacca è di Vallerotonda. Ha altri ricordi, impressioni di aggressioni subite senza alcuna possibilità di difesa: «Sul monte Aquilone, si rifugiarono in una casa di campagna otto o nove famiglie di Vallerotonda. Una notte un gruppo di marocchini a caccia di donne tentò di sfondare la porta senza riuscirvi. Allora, irritati, spararono, uccidendo una vecchia e un ragazzo».80

Sergio D’Ambrosi di Castro dei Volsci parla di «assatanati» e ricorda una circostanza singolare: «Cercavano le donne e, mentre le truppe coloniali continuavano a rastrellare il paese con la scusa di stanare i cecchini tedeschi, arrivarono i militari americani. Per salvare le donne dalle violenze, fecero radunare i marocchini e li portarono via con i camion, convincendoli che si doveva andare via per conquistare Roma».81

Molti racconti sottolineano lo stupore di vedere soldati di colore, vestiti con turbanti e strani abiti, al posto dei «liberatori» americani. E poi le ruberie, i furti, i rastrellamenti di animali che accompagnavano la ricerca delle donne. I marocchini erano sempre in gruppo, nel timore di essere investiti dalla reazione degli uomini. E poi il lassismo degli ufficiali francesi, l’assenza di freni e regole.82 Le truppe coloniali si sentivano legittimate a soddisfare ogni desiderio: avevano combattuto con durezza, avevano visto morire tanti amici, erano stati i più sacrificati negli assalti e nei combattimenti a Cassino e poi sugli Aurunci. Nelle ultime tre settimane e mezzo di battaglia, le perdite tra gli americani erano state di 18.000 uomini tra morti, feriti e dispersi. Tra britannici e polacchi, invece, c’erano state perdite di 15.000 uomini. In percentuale, chi pagò il prezzo maggiore in rapporto alle forze impiegate nei combattimenti furono proprio i francesi con 11.000 uomini. I coloniali si erano battuti con accanimento e violenza.



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