Il Francese by Massimo Carlotto

Il Francese by Massimo Carlotto

autore:Massimo Carlotto [Carlotto, Massimo]
La lingua: ita
Format: epub
editore: Mondadori
pubblicato: 2021-12-16T12:00:00+00:00


NOVE

Il mattino seguente contattò nuovamente Maria Tristezza Benetti, proponendole un invito a pranzo e dell’altro denaro. La passò a prendere sotto casa e la portò in un ristorante famoso per osservare rigorosamente la cucina tradizionale. La donna sprizzava contentezza da tutti i pori mentre scorreva il menu.

«I primi vanno dai tredici ai diciotto euro e i secondi non ne parliamo» disse. «Se mi hai portato in un posto così caro, significa che devi chiedermi qualcosa di importante.»

«Se la sentirebbe di rilasciare un’intervista?»

«No.»

«La pagherei bene.»

«La risposta è sempre no.»

«Allora non insisto» si arrese facilmente Toni.

In realtà non aveva nessuna intenzione di usarla come pedina a livello mediatico per forzare la mano al commissario Ardizzone. Il suo obiettivo era un altro: farla rilassare in un locale che non avrebbe mai potuto permettersi per invitarla a scavare nella memoria. Durante la notte si era soffermato a riflettere sul modo di condurre le indagini del commissario Ardizzone: non era uno sbirro, lei, e forse era coscienziosa come diceva, ma Toni aveva l’impressione che avesse cercato una conferma delle sue teorie piuttosto che la verità.

Lasciò parlare la donna a ruota libera. Poi, mentre era alle prese con un petto d’anatra in saor, ne approfittò per domandarle se avesse qualche informazione o pettegolezzo da riferire sui coniugi Bortolami.

Lei alzò gli occhi dal piatto: «Quanto? Mi sembrava di aver sentito la parola “soldi” quando mi hai invitato».

«Cento?»

«Duecento.»

Altre quattro banconote da cinquanta euro che erano appartenute a Claire cambiarono di mano.

«Moira ha un’amica molto cara che abita proprio di fronte a casa sua. Una veronese che insegna in una scuola media» confidò dopo una sorsata di vino. «Venivano al bar a bere il caffè dopo pranzo e parlavano fitto come facciamo noi donne quando dobbiamo confidarci. Anch’io avevo un’amica, Adele, una ricamatrice con l’artrite, e quando ci trovavamo a bere vermut l’argomento principale erano i soldi e i mariti.»

«Sa come si chiama?»

«Stefania Brunelli.»

«Che altro può dirmi? Le vengono in mente altre persone da segnalarmi?»

«Sì. Altri duecento.»

«Lei succhia soldi come un vampiro.»

«No, ho le pezze al culo e tu sei uno che ha fatto i soldi con la figa. Te ne stavi al calduccio mentre le tue donnine si facevano sbattere.»

Un altro passaggio di denaro al momento del dessert. «L’ascolto» sospirò il Francese.

«Nessuno fa mai attenzione a chi scopa e lava per terra, invece noi siamo sempre bene informate perché ascoltiamo e guardiamo sotto il tappeto.»

Zanchetta allargò le braccia, spazientito. «Che significa?»

«Poco più di un annetto fa c’era una colf, una delle nostre, mica una russa o una polacca, che andava a fare le pulizie dai Bortolami, sia in negozio che in casa» raccontò. «Poi le dissero di limitarsi al piano terra e di non mettere più piede di sopra. Ho saputo che l’hanno licenziata e al suo posto adesso c’è un uomo. Un tumbano che arriva dall’India o da un altro Paese da quelle parti.»

«Immagino che per duecento euro sia in grado di fornirmi nome e cognome della signora.»

«Signorina. Non si è mai sposata e ormai ha perso il giro buono.



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