Il lupo nell’abbazia by Marcello Simoni

Il lupo nell’abbazia by Marcello Simoni

autore:Marcello Simoni
La lingua: ita
Format: mobi
ISBN: 9788852097447
editore: Mondadori
pubblicato: 2019-08-07T12:00:00+00:00


19

Gotescalco aveva detto il vero. A causa delle molte volte in cui era stato rinchiuso per punizione là sotto, aveva maturato una profonda conoscenza delle cripte di San Michael e, non appena ebbe imboccato una scala che collegava la nicchia al piano sottostante, spiegò: «L’abbazia di Fulda sorge sui resti di una rocca distrutta in un incendio».

«Era la residenza di un duca franco» annuì Adamantius, mentre lo seguiva quasi alla cieca per i gradini avvolti nel buio. «Lo sanno tutti.»

«Quel che si ignora» replicò l’amico «è che detta rocca sia andata distrutta soltanto in superficie.»

«Intendi che...»

«Che le cripte di San Michael sono collegate a dei passaggi segreti.»

Il miniaturista fu attraversato da un brivido. «Ecco da dove può essere entrato!»

«Chi?» domandò il sassone, intento a proseguire nella discesa.

«Cosa, piuttosto...» sospirò l’altro, trafelato. Si appoggiò a una parete per riprendere fiato. Aveva il capo e la gola in fiamme, le ossa gli dolevano in ogni punto.

«Ma tu non stai bene!» fece Gotescalco, tornando sui propri passi per soccorrerlo.

«La belva...» tossicchiò Adamantius. «Mi ha fatto visita prima dell’alba... Ai rintocchi del mattutino...»

«Tu sragioni.»

«L’ho vista, ti dico!» insistette il miniaturista.

Per tutta risposta, le robuste braccia del sassone s’insinuarono sotto le sue ascelle per sorreggerlo fino al termine delle scale.

«Sei sicuro di quanto affermi?» domandò a quel punto una voce.

Gli occhi di Adamantius scrutarono nella tenebra. «Walfrido?» domandò.

Il lume di una candela affiorò da dietro un arco. «Sono io» disse l’alemanno. «E c’è anche Lupo.»

«Vi aspettavamo» confermò il borgognone, mentre la sua faccia paffuta emergeva alla luce. «Ma ora che ci siamo tutti, cosa faremo?»

«Adamantius ha un’idea per scagionarci. Sostiene di sapere chi è l’assassino di Ratgar» rispose Gotescalco. «Però prima avrà bisogno di riposare. E forse di un infuso di erbe officinali.»

«Non c’è tempo» obiettò il miniaturista. «Presto la messa finirà, e allora il padre guardiano si accorgerà della mia assenza. Dobbiamo agire adesso!»

«D’accordo» l’assecondò Walfrido. «Prima, tuttavia, dovrai spiegarci.»

A dispetto del suo stato che pareva aggravarsi a ogni istante, Adamantius si staccò dal sassone e si mise in mezzo ai tre amici. «È presto detto» disse. «La notte in cui è stato ucciso Ratgar, noi non eravamo gli unici monaci presenti nella Villa Fuldensis. C’era anche un altro confratello, rammentate?»

«Thioto!» esclamò Lupo.

Il miniaturista annuì. «Se Eigil ha ragione, e l’assassino è davvero uno dei monaci dell’abbazia di Fulda, allora è lui che dovremo cercare.»

Walfrido guardò istintivamente verso l’alto.

«Non lo troverai lassù, amico mio» disse Adamantius dopo aver notato il suo gesto. «Mentre assistevo alla messa funebre, ho scrutato a uno a uno i volti dei nostri confratelli. E sono persuaso del fatto che Thioto non fosse tra loro.»

«In tal caso seguitemi» intervenne Gotescalco. «Conosco una galleria diretta alla corte. Ci porterà fuori dalla chiesa di San Michael, e da lì procederemo verso il dormitorium.»



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