Il guerriero zen by Jeffrey K. Mann

Il guerriero zen by Jeffrey K. Mann

autore:Jeffrey K. Mann
La lingua: ita
Format: epub
editore: Edizioni Mediterranee
pubblicato: 2019-05-15T00:00:00+00:00


La mente

Pensare “Io non penserò” –

anche questo fa parte dei tuoi pensieri.

Limitati semplicemente a non pensare

a nulla di nulla16.

Si sa bene che la meditazione Zen comporta il dominio del pensiero. Tuttavia, non sempre è chiaro cosa ciò significhi. In effetti, le interpretazioni erronee del “non-pensiero” abbondano. Come vedremo, non pensare non ha a che fare con l’interruzione dei processi mentali. Al contrario, riguarda il conseguimento di uno stato mentale che permette alla mente di rimanere fluida, flessibile e consapevole.

Generalmente, ai principianti della meditazione zazen viene anzitutto insegnato a contare i propri respiri, una pratica che potrebbe avere origine dal Buddhismo Tendai17. Si tratta di una pratica semplice che consiste nel contare ogni inspirazione ed espirazione, da uno a dieci, per poi ricominciare daccapo. Quando dico “semplice” parlo a livello teorico, e non necessariamente a livello pratico. Mentre stiamo seduti e respiriamo, e iniziamo a contare i nostri respiri, dovremmo focalizzare la nostra attenzione solamente sul respiro. Dopo aver contato fino a dieci, ricominciamo da uno. Non dobbiamo tenere un conteggio mentale di quante volte abbiamo contato fino a dieci, ma limitarci semplicemente a contare.

Ogni conteggio dovrebbe riempire il respiro. In altre parole, non terminiamo il respiro e poi pronunciamo un rapido “uno” dentro la nostra testa. Il conteggio deve protrarsi per tutta la durata del respiro. Con un’espressione tipica della sua intensa pratica Rinzai, Omori Sogen ci consiglia: “Dovremmo contare i nostri respiri, ‘uno, due…’ con tutta la nostra potenza, come se volessimo penetrare la terra”18.

Ciò che rende questa pratica così difficile è il fatto che la nostra attenzione dovrebbe essere concentrata solamente sul respiro. La nostra mente non dovrebbe attaccarsi a nessun altro pensiero. È qui che si cominciano a capire sia il valore che l’impegno richiesto dallo zazen. Ogni volta che me ne sto seduto, anche nell’ambiente più sereno e tranquillo possibile, la mia mente viene stimolata da vari pensieri. Non è una cosa negativa. Tuttavia, nella pratica dello zazen devo impedire alla mia mente di soffermarsi o essere trattenuta da quei pensieri. Quei pensieri non devono assolutamente mettere radice nella mia mente. Compaiono nel mio campo visivo mentale, io prendo atto della loro presenza, e poi lascio che se ne vadano via da soli. Come quando ci mettiamo a guardare un acquario, osserviamo i pesci che nuotano, senza però permettere alla nostra attenzione di concentrarsi su un singolo pesce in particolare.

Prima o poi, la nostra attenzione verrà immancabilmente catturata da un qualche costrutto, idea o immagine mentale. In tal caso, non dovremo far altro che prendere atto che è successo e rimetterci a contare i respiri. Se la nostra attenzione dovesse rimanere catturata per un periodo di tempo più lungo, sarebbe meglio ricominciare a contare da uno, piuttosto che cercare di ricordarsi a che numero di respiri eravamo arrivati. Nel mio caso personale, la mia attività mentale procede normalmente nel seguente modo:

Uno… due… tre… la mia postura è corretta?… Quattro… forse prima di mettermi seduto dovrei fare un po’ di stretching… cinque… ma è certamente migliorata… sei… mi ricordo di aver visto alcuni praticanti con posture terribili, la mia è molto meglio delle loro.



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