L'alba di Avalon by Bradley Z.M. & Paxson D.L

L'alba di Avalon by Bradley Z.M. & Paxson D.L

autore:Bradley Z.M. & Paxson D.L. [Z.M., Bradley & D.L., Paxson]
La lingua: ita
Format: epub
pubblicato: 2011-04-29T22:00:00+00:00


Quando raggiunsero le altre, era passato mezzogiorno. Le donne della palude erano tutte insieme e chiacchieravano mentre frugavano tra le fitte erbacce sulla riva del lago. Sentendo arrivare Damisa e Selast, una di loro si voltò e gridò eccitata, indicando qualcosa; quando vide che le due ragazze non capivano, sbatté le mani e poi fece il gesto di tenere qualcosa nella palma.

«Uova?» chiese Damisa. Dopo due anni, tutti gli accoliti avevano fatto dei progressi nell'apprendimento della lingua del popolo del lago, ma solo Iriel e Kalaran erano effettivamente in grado di parlarla. Damisa, dal canto suo, non era ancora andata oltre un vocabolario limitato. La piccola donna sorrise e fece segno di avvicinarsi.

Damisa si tirò su la gonna per precauzione e fu lieta di averlo fatto: la lo-ro destinazione era il nido di una strana specie di anatra, che doveva aver pensato di essere riuscita a nascondersi bene in mezzo all'erba.

Sarebbe stato difficile dire chi fosse meno contento di quell'incontro, se l'anatra o le ragazze, perché tutto degenerò in un miscuglio di starnazza-menti e imprecazioni. Lasciarono a mamma anatra un uovo da covare, ma questo non parve soddisfarla. Damisa non sapeva che un'anatra potesse mordere ma, prima che si allontanassero per andare a cercare le erbette primaverili, si ritrovò con le mani piene di segni e graffi.

Le tenere foglioline novelle di erba gallina, piè d'oca e senape si potevano mangiare crude e c'erano gigli selvatici i cui bulbi si potevano cucinare.

Anche le ortiche erano commestibili, stufate o seccate per farne un infuso, ma le donne del posto ridevano sempre quando le accolite cercavano di raccoglierle, perché non c'era modo di evitare di pungersi e le ragazze im-precavano in modo che non si addiceva per niente a delle future sacerdotesse.

Selast si succhiò le dita e mise il broncio quando ripresero la via del ritorno. «Potrebbe andare peggio», la consolò Damisa, prendendole la mano e baciando le dita arrossate. «Kalaran ha dovuto accompagnare i cacciatori. Le ortiche pungono, ma non devi inseguirle e non ti arrivano alle spalle... e non hanno zanne e artigli!»

«Quasi quasi preferirei andare a caccia», brontolò Selast, «se non fosse che sarei costretta a stare con Kalaran.»

Damisa sospirò, scossa da emozioni contrastanti. Da tempo ormai aveva accettato il fatto che l'unico sentimento che provava per aver perso il suo promesso era il sollievo. Ma Selast e Kalaran erano ancora ufficialmente fidanzati e tutti si aspettavano che prima o poi si sarebbero sposati, anche se l'interesse che provavano l'uno per l'altra era uguale a quello di due sassi. E come mai, anche se non fanno che ripeterci che qui le regole sono cambiate, che le cose sono diverse... - si sentì arrossire ricordando quel che era avvenuto nel pomeriggio - come mai ci ritroviamo a fare esattamente quello che avremmo fatto ad Atlantide? Se avessero potuto mantenere gli splendidi usi e costumi di Atlantide, non le sarebbe importato ma, a quanto pareva, erano sopravvissute solo le regole, non le ricompense.

«Ma siamo così in pochi», disse poi. «Puoi sinceramente affermare



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