L'eterno marito by Fëdor Dostoevskij

L'eterno marito by Fëdor Dostoevskij

autore:Fëdor Dostoevskij
La lingua: ita
Format: azw3, mobi, epub
editore: Giunti
pubblicato: 2008-09-04T22:00:00+00:00


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Al cimitero

I timori del dottore si rivelarono fondati e Liza peggiorò di colpo. Stava peggio di quanto il giorno prima Vel’čaninov e Klavdija Petrovna non avevano immaginato. Vel’čaninov la mattina trovò la malata ancora cosciente, anche se ardeva per la febbre; assicurò in seguito che lei gli aveva sorriso e che gli aveva persino teso la sua manina caldissima. Che questa fosse la verità o che se lo fosse immaginato lui involontariamente, per consolarsi, non ebbe il tempo di verificarlo; verso sera la malata era già incosciente e così rimase per tutto il tempo della malattia. Dieci giorni dopo il suo arrivo alla dača morì.

Fu un periodo triste per Vel’čaninov, i Pogorel’tsev temettero persino per lui. La maggior parte di questi giorni terribili li passò da loro. Durante l’ultimo periodo della malattia di Liza rimaneva seduto da solo per delle ore, in un angolo e sembrava non pensasse a nulla; Klavdija Petrovna si avvicinava per distrarlo ma lui rispondeva a stento, a volte era evidente che gli pesava parlare con lei. Klavdija Petrovna non si era affatto aspettata che su di lui tutto ciò potesse produrre una tale impressione. Lo distraevano soprattutto i bambini, con loro a volte rideva perfino ma quasi ogni ora si alzava dalla sedia e in punta di piedi andava a dare un’occhiata alla malata. A volte gli sembrava che lei lo riconoscesse. Non nutriva alcuna speranza di guarigione, come tutti gli altri, ma non si allontanava mai dalla stanza in cui stava morendo Liza e generalmente restava seduto nella stanza accanto.

Due volte, comunque, nell’arco di questi giorni, manifestò improvvisamente un’attività incredibile: si alzava di colpo, si precipitava a Pietroburgo dai dottori, invitava i più famosi tra loro e organizzava consulti. Il secondo, ultimo consulto, si tenne alla vigilia della morte della malata. Tre giorni prima Klavdija Petrovna aveva parlato insistentemente con Vel’čaninov della necessità di rintracciare infine da qualche parte il signor Trusozkij: «In caso di disgrazia, non si può seppellire Liza senza di lui». Vel’čaninov biascicò che gli avrebbe scritto. Il vecchio Pogorel’tsev allora dichiarò che lo avrebbe fatto cercare dalla polizia. Vel’čaninov infine scrisse un biglietto di due righe per avvertirlo e lo portò all’albergo Pokrovskij. Pavel Pavlovič come al solito non era in casa ed egli affidò la lettera a Mar’ja Sysoevna perché gliela trasmettesse.

Liza infine morì in una bellissima serata estiva, al calare del sole, e soltanto allora Vel’čaninov sembrò riprendersi. Prepararono la morta e, dopo averla vestita con un abito bianco da festa di una delle figlie di Klavdija Petrovna, la sistemarono in sala, su un tavolo, con dei fiori nelle manine. Allora Vel’čaninov si avvicinò a Klavdija Petrovna e, con gli occhi scintillanti, le spiegò che avrebbe subito portato lì “l’assassino”. Senza ascoltare i consigli di aspettare fino all’indomani, si diresse velocemente in città.

Sapeva dove trovare Pavel Pavlovič: non era andato a Pietroburgo solo per vedere i dottori. A volte, in quei giorni, gli sembrava che se avesse portato da Liza morente il padre, lei, sentendone la voce, si sarebbe ripresa e allora si lanciava a cercarlo disperatamente.



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