La chiamata degli eroi by Paul Edwin Zimmer

La chiamata degli eroi by Paul Edwin Zimmer

autore:Paul Edwin Zimmer [Zimmer, Paul Edwin]
La lingua: ita
Format: epub
editore: Editrice Nord
pubblicato: 2013-02-11T16:00:00+00:00


CAPITOLO QUATTORDICESIMO

STRUTTURE DI POTERE

Io sono una struttura di Potere:

Io sono una struttura di Atomi:

Io sono una struttura di Metallo:

Io sono una struttura d’Argento...

Tahion si svegliò, tendendo l’orecchio: da qualche parte, all’esterno, un minuscolo martello stava picchiando su una piccola incudine e una voce acuta pulsava e cantava secondo lo stesso ritmo del martello...

L’argento lavorato scintilla:

Il filo scintillante intesse

una rete di onde...

Tahion aprì gli occhi e si sollevò a sedere sbattendo le palpebre mentre il canto sottile veniva soffocato da altre voci... voci umane. Massaggiandosi gli occhi, si guardò intorno nella grande stanza di pietra, cupa anche alla luce del giorno.

Quando vi era entrato barcollando, all’alba, era stato troppo stanco per notare qualcosa; soltanto Garahis di Ordan era parso sveglio e si era mostrato più che disposto ad uscire per montare la guardia con Dair e con Karik, che parevano avere ancora un po’ di forze... forse perché avevano diviso fra loro una sola spada quando avevano tenuto a bada il Tromdoel. Con riluttanza, Tahion aveva svegliato anche Starn prima di lasciarsi cadere fra le proprie coltri.

La luce sommessa che rischiarava la stanza filtrava attraverso le feritoie presenti nelle pareti e mostrava una vasta sala circolare simile ad una caverna: indistinti nel grigiore e nella vastità dell’ambiente, Tahion intravide armadi, cassapanche e sedie, mentre tutt’intorno gli eroi stavano dormendo su pagliericci gettati per terra. Accanto a lui c’era Istvan che riposava con la mano sulla spada e il volto sereno, poco lontano Carroll dormiva con le braccia sollevate a coprire il volto e più in là Cormac giaceva raggomitolato protettivamente intorno alla propria arpa.

Girando il capo, Tahion vide anche Calmar che dormiva profondamente con le coperte tirate sulla testa, vicino ad Arthfayel che russava un poco; più oltre le coperte di Anarod erano ordinatamente piegate e vuote.

Silenzioso come una bestia della propria foresta, Tahion si alzò in piedi e in quel momento la voce di Fergus echeggiò all’esterno in una stentorea risata a cui si unirono dapprima Flann e poi Stara, i cui toni tenorili fornirono un contrappunto musicale alle risa degli altri due.

Con passo felpato quanto quello di un gatto Tahion sgusciò fra gli eroi addormentati fino a raggiungere l’angolo in cui Layareh giaceva immobile e pallido; ricorrendo alla vista interiore, scrutò allora la sua aura che risultava costante ma offuscata... accigliandosi, rifletté che quello era un sintomo certo di avvelenamento e cercò una ferita senza però riuscire a scorgerne. D’altro canto, l’uso di armi avvelenate da parte dei seguaci di Sarlow non avrebbe dovuto essere una sorpresa...

Fuori le risa si spensero e lui poté sentire di nuovo il martelletto che batteva sull’incudine all’unisono con il cantilenare dell’elfo.

Tremola l’oceano di metallo,

Ondeggia l’ira lucente.

Del mosso mare d’argento...

Oltre Layareh, Tahion vide il giovane guerriero dell’est ferito nella cui mente per poco non era sprofondato definitivamente; mentre si avvicinava per dare un’occhiata alla ferita la voce dell’elfo salì di tono e lui la riconobbe infine per quella di Falmoran, l’Elfo del Mare.

Guardate come balza il fulmine:

E come si allargano le lambenti spirali,

Ampliando il pulsare del potere.



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