Le memorie difficili. Ricordo e oblio dopo le guerre in Jugoslavia. by Giuliana Parotto & AA. VV

Le memorie difficili. Ricordo e oblio dopo le guerre in Jugoslavia. by Giuliana Parotto & AA. VV

autore:Giuliana Parotto & AA. VV
La lingua: ita
Format: epub
ISBN: 978-88-95324-38-8
editore: Beit
pubblicato: 2010-11-15T00:00:00+00:00


Già nel 1993 Nanette Funk ha sollevato un problema cruciale sul modo in cui i ricercatori americani si erano precipitati nell’Europa dell’Est imponendo teorie femministe senza alcun rispetto per le conquiste accademiche o per le realtà dei diritti delle donne già goduti dalle donne stesse nei paesi socialisti. Ciò li pone nello stesso gruppo delle voci misogine locali che indicano nelle donne le prime responsabili del comunismo per via del fatto che i loro diritti vi erano garantiti… L’accesso delle donne postsocialiste alla ricerca è stato facilitato da istituzioni, mezzi e sostegni che si reggevano su vecchie attitudini ed idee anticomuniste. E, ovviamente, il processo è avvenuto con l’aiuto di molti ricercatori locali, che erano pronti perfino a falsificare la precedente condizione della donna pur di poter trarre profitto da quella nuova - tutto a spese delle donne. Ciò è stato particolarmente evidente in Jugoslavia, dove il movimento femminista è stato alla testa della riflessione teorica in Europa prima della guerra, e poi una forza trainante nelle azioni contro la guerra e di solidarietà.

La posizione dei teorici del femminismo e delle istanze femministe/ femminili/di genere/, o nessuna posizione17 che condussero le femministe jugoslave ad organizzare uno spazio di dialogo e di ricerca per conto loro, era circoscritta da tre strategie predominanti attorno al femminismo nell’ambito del pensiero dissidente: i diritti delle donne erano stati definiti dall’ideologia dominante, realizzati ed assicurati dallo Stato, perciò non vi era alcun motivo di sollevare problemi femministi. Le istanze femministe/femminili/di genere non sarebbero state una priorità nel cambiare le configurazioni ideologiche per la società e il panorama politico; così - si pensava - aspettiamo un momento migliore: le questioni femministe/ femminili/ di genere non sono abbastanza serie per essere affrontate dalla dissidenza accademica o intellettuale. Per quanto clamorosamente banale, questo tipo di mentalità patriarcale prevalse nei circoli dissidenti, salvo rare eccezioni.

Personalmente, ho esitato molto prima di decidermi a prendere le distanze dagli alti ideali (di cambiare la società) e dalla dissidenza, che era il mio ambiente culturale e sociale fino al 1968, per passare al femminismo, che non proclamava un programma politico così ambizioso. Verso la fine degli anni ottanta, la maggioranza dei dissidenti optò per programmi nazionalistici ed anche per la guerra, mentre i circoli femministi favorirono la pace e la continuità dello Stato della Jugoslavia, oppure ogni altro tipo di soluzione praticabile che avrebbe potuto garantire accordi pacifici. La guerra in Jugoslavia imboccò una strana svolta, diventando anche una guerra tra i sessi: fino alla fine degli anni ottanta, i media, ma anche la produzione culturale e le narrative prevalenti nella regione, erano caratterizzati da un’aspra misoginia. Solo attraverso la conoscenza di dettagliate circostanze contestuali, questa situazione specifica dei media può essere spiegata così da far rimanere attendibile il dibattito relativo al contesto socioculturale: troppo spesso sono stata testimone di come tali questioni siano state interamente fraintese perché mancava una conoscenza specifica.



scaricare



Disconoscimento:
Questo sito non memorizza alcun file sul suo server. Abbiamo solo indice e link                                                  contenuto fornito da altri siti. Contatta i fornitori di contenuti per rimuovere eventuali contenuti di copyright e inviaci un'email. Cancelleremo immediatamente i collegamenti o il contenuto pertinenti.