Lo Spleen di Parigi by Charles Baudelaire

Lo Spleen di Parigi by Charles Baudelaire

autore:Charles Baudelaire
La lingua: ita
Format: mobi, epub
editore: Yorikarus @ TNTVillage
pubblicato: 2013-02-18T23:00:00+00:00


XXVIII • LA MONETA FALSA

Mentre ci allontanavamo dalla rivendita dei tabacchi, il mio amico fece un’accurata suddivisione del suo denaro; nella tasca sinistra del gilè fece scivolare alcune monetine d’oro; nella destra, alcune monetine d’argento; nella tasca sinistra dei pantaloni, una quantità di grosse monete, e infine, nella destra, un pezzo d’argento da due franchi che aveva esaminato attentamente.

«Singolare e minuziosa ripartizione!» dissi fra me.

Incontrammo un povero che ci tese il berretto tremando. - Non conosco niente di più inquietante dell’eloquenza muta di quegli occhi supplichevoli, che contengono nello stesso tempo, per l’uomo sensibile, capace di leggervi, tanta umiltà, tanti rimproveri. Qualcosa di simile a questa complicata profondità di sentimento, la si trova negli occhi lacrimosi dei cani bastonati.

Essendo l’offerta del mio amico molto più consistente della mia, gli dissi: «Avete ragione: dopo il piacere di meravigliarsi, non ce n’è uno più grande di quello di suscitare meraviglia». - «Era la moneta falsa», mi rispose lui tranquillamente, come per giustificarsi della sua prodigalità.

Ma nel mio miserabile cervello, sempre occupato a cercare la luna a mezzogiorno (di quale faticosa facoltà la natura mi ha fatto dono!), entrò di colpo quest’idea: che una simile condotta da parte del mio amico non era scusabile se non come desiderio di provocare un evento nella vita di quel povero diavolo, e anche forse di vedere le conseguenze, più o meno funeste, che può far nascere una moneta falsa nelle mani di un mendicante. Chissà, forse poteva moltiplicarsi in tante monete buone! O poteva portarlo in galera. Un oste, per esempio, o un fornaio, avrebbero potuto farlo arrestare come falsario o come spacciatore. Oppure, quella moneta senza valore avrebbe anche potuto diventare, per un povero piccolo speculatore, la fonte di una ricchezza che sarebbe durata qualche giorno. E così la mia fantasia viaggiava, prestando ali allo spirito del mio amico e traendo tutte le deduzioni possibili da tutte le ipotesi possibili.

Ma costui interruppe bruscamente la mia fantasticheria riprendendo le mie parole: «Sì, avete ragione; non c’è piacere più dolce di quello di meravigliare un uomo regalandogli molto di più di quello che si aspetta».

Lo guardai nel bianco degli occhi e fui spaventato nel vedere che i suoi occhi brillavano di un innegabile candore. Vidi allora chiaramente che egli aveva voluto fare, nello stesso tempo, la carità e un buon affare; guadagnarsi quaranta soldi e l’amore di Dio; portarsi via il paradiso facendo economia; e infine acquistarsi gratis una patente di uomo caritatevole. Gli avrei quasi perdonato il desiderio della gioia criminosa di cui un momento prima lo avevo ritenuto capace; avrei trovato curioso, singolare che si divertisse a compromettere i poveri; ma non gli avrei mai perdonato l’inettitudine dimostrata in questo calcolo. Non c’è scusa per la cattiveria, ma c’è qualche merito nell’esserne coscienti; e il più irreparabile dei vizi è fare il male per stupidità.



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