Non è estate senza te by Jenny Han

Non è estate senza te by Jenny Han

autore:Jenny Han
La lingua: ita
Format: azw3, mobi, epub
editore: Piemme
pubblicato: 2014-07-03T22:00:00+00:00


capitolo 21

La prima volta che ne rimasi colpita fu mentre ero in bagno, a lavarmi via lo zucchero dalla faccia. Non c’era nessun asciugamano appeso, perciò aprii il mobiletto della biancheria e sul ripiano sotto ai teli da mare vidi il grosso cappello floscio di Susannah. Quello che indossava ogni volta che andava in spiaggia. Lei era molto prudente con la pelle. Era.

Non pensare a Susannah, non pensare a lei coscientemente, rendeva tutto più facile. Perché in quel modo lei non se n’era andata davvero. Era soltanto altrove. Era questo ciò che avevo fatto da quando era morta. Avevo evitato di pensare a lei. A casa era facile farlo. Ma qua, al mare, Susannah era ovunque.

Presi il cappello, lo tenni in mano per un istante e poi lo rimisi sul ripiano. Chiusi la porta e il petto prese a farmi così male che non riuscivo a respirare. Era troppo difficile. Stare là, in quella casa, era troppo difficile.

Salii le scale il più in fretta possibile. Mi tolsi la collana di Conrad e indossai il bikini di Taylor. Non mi interessava quanto mi rendesse stupida quel costume. Desideravo soltanto andare in acqua. Volevo andare in un posto dove mi fosse possibile non pensare a niente, dove non esistesse niente. Avrei nuotato, e galleggiato, e respirato, null’altro.

Il mio vecchio telo con l’orsetto della Ralph Lauren era nell’armadietto della biancheria, come sempre. Me lo misi sulle spalle come una coperta e mi avviai fuori. Jeremiah stava mangiando un panino all’uovo e tracannando il latte direttamente dalla confezione. «Ciao» mi disse.

«Ciao. Io vado a nuotare.» Non gli chiesi dove fosse Conrad, e non lo invitai a unirsi a me. Avevo bisogno di un momento di solitudine.

Aprii la porta scorrevole e la richiusi senza attendere che Jeremiah mi rispondesse. Gettai l’asciugamano su una sedia e mi tuffai ad angelo. Non tornai subito in superficie per prendere aria. Restai sotto; trattenni il fiato fino all’ultimo secondo.

Quando risalii, ebbi la sensazione di essere tornata a respirare bene, e che i miei muscoli si stessero rilassando. Nuotai avanti e indietro, avanti e indietro. In acqua, non esisteva altro. In acqua, non ero costretta a pensare. Ogni volta che andavo sotto, trattenevo il fiato il più a lungo possibile.

Sott’acqua, udii Jeremiah chiamarmi. Controvoglia, tornai in superficie e lui si accovacciò sul bordo della piscina. «Io esco. Magari mi fermo a prendere una pizza da Nello» mi disse rialzandosi.

Mi tolsi i capelli dagli occhi. «Ma hai appena mangiato un panino. E tutte quelle bombe.»

«Ma io sono un ragazzo nell’età dello sviluppo. E poi si tratta di un’ora e mezza fa.»

Un’ora e mezza? Avevo nuotato per un’ora e mezza? Mi sembravano minuti. «Oh» dissi. Mi osservai le dita. Erano tutte raggrinzite.

«Tu continua pure» mi disse Jeremiah, salutandomi.

Allontanandomi dal bordo, risposi: «A dopo». Poi nuotai il più in fretta possibile fino al lato opposto e feci una virata, nell’eventualità che lui mi stesse ancora osservando. Jeremiah aveva sempre ammirato le mie virate.

Rimasi in piscina per un’altra ora. Quando risalii in superficie dopo la mia ultima vasca, vidi Conrad seduto sulla sedia dove avevo lasciato l’asciugamano.



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