Tevis Walter - 1981 - Lontano Da Casa by Tevis Walter

Tevis Walter - 1981 - Lontano Da Casa by Tevis Walter

autore:Tevis Walter [Tevis Walter]
La lingua: ita
Format: epub, mobi
pubblicato: 2012-04-03T07:49:00+00:00


Quando uscì di nuovo in terrazza, era passata mezz’ora. Aveva deciso di farsi un drink, e poi un altro. Sua madre aveva smesso di piangere e si era addormentata di nuovo. Il suo sguardo narcisista ed egoista non era più fisso su di lui, e si era rivolto alla stoffa nera del divano. Barney teneva in mano due bicchieri, entrambi ben pieni di gin.

La terrazza era caldissima. Era pieno pomeriggio e il sole era forte. Papà si era tolto la giacca e si era arrotolato le maniche, ma portava ancora la cravatta blu.

Barney si sentiva tanto ubriaco quanto indeciso su cosa fare: non ne aveva idea. — Ecco il tuo drink. — Porse il bicchiere a papà, che lo afferrò con un gesto secco. Barney si sedette e fissò per un po’ il tetto verde dell’‘Hotel Pierre, al di là della ringhiera. Il gatto nero di Isabel arrivò dalle porte del terrazzo e iniziò a esplorare alcune foglie d’edera vicine alla ringhiera; di tanto in tanto, alzava lo sguardo speranzoso, al passaggio di alcuni uccellini sopra di lui; visto che nessuno di essi sembrava interessato a fermarsi nelle vicinanze, il gatto assunse un’aria triste e derelitta. Probabilmente riteneva che il mondo gli dovesse un uccellino, una volta ogni tanto. E forse era davvero così, visto che il mondo lo aveva fatto gatto.

— Papà — disse Barney. — Voglio raccontarti della termoterapia che mi fecero quando avevo dieci anni.

— E perché ti viene in mente proprio adesso? — chiese suo padre con voce annoiata.

— Perché prima non hai mai voluto che te lo raccontassi. Quella volta che mi venisti a prendere alla stazione dei treni.

— Stavi ciarlando proprio come tua madre. E io dovevo guidare; era l’ora di punta.

— Lo è sempre stata…

— Che cosa ci guadagno a starti a sentire?

— Te lo dirò dopo.

Il padre aggrottò le ciglia e iniziò a luccicare. Barney si alzò in piedi subito, allungò le mani e prese il bicchiere dalle mani iridescenti di papà. — Lo verso per terra se non la smetti subito.

Il luccicare si interruppe subito, e Barney gli diede il drink.

— Tu hai bisogno che io ti voglia qui nel mondo, non è vero? Altrimenti dovrai tornartene nel Limbo, dove non esistono i drink.

Lo sguardo di papà divenne ancora più torvo, non disse niente.

— Mi misero in una specie di macchinario costruito da loro, fatto di acciaio marrone. Era come un cilindro tagliato a metà, e mi copriva il corpo dal collo alle caviglie. Io stavo steso su un letto d’ospedale, e mi avevano arrotolato addosso una di quelle coperte dell’Esercito di lana grigia; era talmente stretta che già sudavo prima che accendessero l’interruttore.

“Sotto quella cosa marrone, c’erano almeno quaranta lampade, papà. Quando le accesero e il calore iniziò a filtrare attraverso la coperta, la situazione divenne insopportabile. Avevo le mani bloccate sui fianchi, sotto la coperta, perché non mi facessi del male quando mi venivano le convulsioni, e perché non rompessi le lampade.” Barney si rese conto che stava sudando abbondantemente.



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