The Passenger – Brasile (Italian Edition) by AA.VV

The Passenger – Brasile (Italian Edition) by AA.VV

autore:AA.VV. [AA.VV.]
La lingua: ita
Format: epub
Tags: Guide, Viaggi
ISBN: 9788870917055
editore: Iperborea
pubblicato: 2019-12-03T23:00:00+00:00


Lo stesso è accaduto nella prosa. Machado de Assis si è valso dell’ironia contro la società coloniale e aristocratica della Rio de Janeiro di fine Ottocento; tra il 1930 e il 1940, Graciliano Ramos scriveva un romanzo sociale incentrato sulle contraddizioni urbane e rurali della regione del Nordest; negli anni Cinquanta, Guimarães Rosa ha descritto un sertão di Minas Gerais tanto epico e mitico quanto povero e sanguinoso; nella seconda metà del Ventesimo secolo, Nelson Rodrigues e Clarice Lispector hanno intravisto nell’anima individuale tumulti tali da paragonarsi a quelli della grande Storia.

Già all’epoca di João Gilberto, che afferma il proprio stile con l’esordio Chega de saudade, disco del 1959, si poteva notare la differenza fra le soavi armonie della bossa nova, associate a un’idea politica di conciliazione – il dolce denominatore comune capace di unire le classi grazie all’impatto della propria bellezza – e le asperità ben più spinose della letteratura nazionale. Pochi anni dopo, nel 1963, Rubem Fonseca pubblicava Os prisioneiros. Dissonante dal contesto del periodo, forse il più fiorente del Ventesimo secolo, fra la prosperità economica del dopoguerra e la recrudescenza della Guerra fredda in America Latina, si tratta di una raccolta di racconti che raffigura un paese frammentato, autoritario e violento, con un livello di degradazione urbana e sociale allora inedito nella tradizione letteraria.

Durante i vent’anni di dittatura, e anche dopo il ritorno alla democrazia, che dura, tra alti e bassi, dal 1985, l’immaginario narrativo brasiliano è rimasto più affine agli scritti di Fonseca che alla bossa nova. Lo si capisce dai temi, dal punto di vista degli scrittori, dal dibattito che i principali libri del periodo hanno suscitato.

Si individua anche un aspetto che oggi appare naturale, ma che quasi fino alla fine del Ventesimo secolo poteva suonare come un particolarismo alienato. Dall’indipendenza, nel 1822, il Brasile è stato un paese in cerca d’identità: in una ex colonia moderna e arcaica, urbana e rurale, sincretica ed escludente, formata da indios, ex schiavi e immigrati europei, è sempre stato difficile formulare una qualche teoria unificata del carattere nazionale. A differenza di quanto la sociologia e il potere politico hanno tentato di fare, con obiettivi diversi, nelle rispettive aree, la letteratura ha rinunciato a «definire il Brasile» – in modo solenne, per intenderci – dal 1980. Fino ad allora, a partire dal romanticismo nell’Ottocento, passando per il modernismo e l’opera di Jorge Amado, era ancora un progetto estetico praticabile.

Dal 1980, dunque, la nostra prosa e poesia riflettono la stessa coscienza di frammentazione che si trova nell’opera di Fonseca. C’è tanta «brasilianità» nella tematica regionalista di Ana Miranda quanto nell’universalismo di Bernardo Carvalho, altrettanta in una poetessa di ispirazione cattolica come Adélia Prado, quanto in uno scrittore di racconti gay come Caio Fernando Abreu. Formalmente, la produzione letteraria del periodo ha un debito con le vecchie matrici del canone quanto con gli autori che hanno lavorato per ampliare i limiti della sperimentazione narrativa, quali Dalton Trevisan, Sérgio Sant’Anna e Valêncio Xavier.

In questa indeterminatezza che è di per sé una sorta



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