Thiébaut Elise - 2017 - Questo è il mio sangue by Thiébaut Elise

Thiébaut Elise - 2017 - Questo è il mio sangue by Thiébaut Elise

autore:Thiébaut Elise
La lingua: ita
Format: mobi, epub
Tags: Social Science, Customs & Traditions
ISBN: 9788858427798
editore: Giulio Einaudi Editore
pubblicato: 2018-01-22T23:00:00+00:00


Non buttateli piú via!

Quando parlo di assorbenti e mutandine lavabili raramente suscito entusiasmo. «Tornare ai tempi di mia nonna! No grazie», ha riassunto un’amica che vent’anni fa quasi si strozzava quando le parlavo di pannolini per neonati lavabili. Per la mia generazione i prodotti riutilizzabili portano il marchio del ricordo delle nostre madri, che hanno accolto l’arrivo della lavatrice come una benedizione, come la fine di una schiavitú e, soprattutto, dei geloni. Nel sud della Francia, dove sono cresciuta, si faceva ancora il bucato a mano, al lavatoio, con spazzole, battitoio e sapone di Marsiglia. L’acqua era fredda e si bollivano le lenzuola, le salviette e gli strofinacci in grandi mastelli. Ci si cambiava meno, riservando l’eleganza per il fine settimana, quando si indossavano gli abiti «della festa», e si rammendavano vestiti, calzini, mutande.

Solo che, ecco: per certe cose mi piacerebbe proprio tornare ai tempi di mia nonna. Non scaldatevi, ho detto per certe cose. Anche se sono cresciuta nella cultura del prêt-à-porter, ricordo che lei riponeva il vestiario a seconda delle stagioni, per colore e per tipo. Dopo la morte del nonno aveva preso il lutto anche nella biancheria: «Il nero è tanto piú semplice da lavare», diceva. Venendo da una famiglia di lavandai, sapeva di che cosa parlava. Dopo un anno piegò gli abiti neri e li mise in cantina, in attesa di altri decessi. L’idea di base era di non buttare via niente. Grazie all’antitarme gli abiti potevano seguirti nella tomba: prima quella altrui e poi la tua. In attesa di quel momento deprimente la nonna fu presa da passione per gli stampati a fiori e i colori pastello. In casa portava grembiuli multicolori per non sporcare i vestiti, e metteva fodere sulle poltrone per conservarle a lungo. Tutto era solo rituali, abitudini, ripetizioni rassicuranti, come quel suo leggero toc toc sulla parete per sapere se, nella camera adiacente, ero sveglia, o quello strano sapore della cioccolata che preparava, canticchiando, con latte sterilizzato, prima di tagliare a fette pane cosí raffermo che sospettavo provenisse da scorte della Seconda guerra mondiale.

Per le mestruazioni la nonna ha sempre usato solo assorbenti lavabili e riutilizzabili. Non so se ci fosse ricamato sopra il suo nome, né come li lavasse, perché quando sono nata io lei era già in menopausa. Quel che so è che oggi, in Francia, la quasi totalità delle famiglie possiede una lavatrice, e i vestiti sono diventati quasi usa e getta come gli assorbenti e i tamponi interni. Un giorno ho visto mia figlia mettere fra la roba da lavare alcune T-shirt che aveva semplicemente provato. Non le verrebbe mai in mente di indossare un abito per due giorni di seguito, mentre io avevo magliette e mutandine per la settimana.

Oggi, mentre corriamo da un oggetto all’altro come polli senza testa, stordite dalle scelte spossanti fra centinaia di marchi di yogurt, biscotti e tamponi interni, gli assorbenti lavabili possono diventare intimi amici: sciacquati a mano e messi in lavatrice a 30° con il resto della biancheria, ornano la casa di bandierine variopinte proprio come le mutande e le calze.



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