Urania 0227 - Uomini e androidi by Edmund Cooper

Urania 0227 - Uomini e androidi by Edmund Cooper

autore:Edmund Cooper [Cooper, Edmund]
La lingua: ita
Format: epub
Tags: PIPPO
editore: Mondadori
pubblicato: 2011-01-19T09:23:40+00:00


10

Dapprima, il mondo del ventiduesimo secolo gli era sembrato simile a un sogno incoerente, ma a poco a poco il sogno stava prendendo i contorni di una realtà accettabile.

Mentre le frizzanti giornate settembrine si accorciavano sfumando nella magia solitaria e nebbiosa dell'ottobre, Markham si accorse che stava o- rientandosi rapidamente. Tutto quello che in precedenza l'aveva sorpreso e scandalizzato, ora gli ispirava una fredda disapprovazione intellettuale. Tutto quello che prima gli era sembrato grottesco o anormale, gli appariva invece inevitabile, quasi naturale, in un mondo che solo adesso cominciava a capire a fondo.

Intravedeva già il problema base. In modo oscuro e personale, stava scegliendone le soluzioni. E il problema era simbolizzato da Marion-A. Markham ricordava perfettamente il mattino passato a Hampstead Heath, e l'incontro col professor Hyggens. Ricordava quasi parola per parola la storia del professore: il modo in cui il numero degli allievi androidi del corso di filosofia si era accresciuto fino ad annullare quello degli esseri umani, il collocamento a riposo del professore e l'entrata in carica al suo posto di un ex allievo androide, capace di tenere le lezioni con maggiore rapidità ed efficienza. Ricordava di avere chiesto al professor Hyggens perché mai gli androidi volessero studiare filosofia. E ricordava la risposta. La filosofia, aveva detto il professore, è vita. Almeno è uno dei grandi aspetti della vita... della vita intelligente. Ecco perché gli androidi voglio- no immetterla nei loro circuiti. Così possono valutare i problemi della vi- ta.

Poi c'era stata l'altra domanda, che il professor Hyggens gli aveva fatto a bruciapelo: hai mai cercato di definire la vita, John?

Mentre meditava sulla discussione che aveva avuto luogo in Hampstead Heath, Markham si lambiccava di nuovo con la definizione elusiva del concetto vita.

Ma voleva immagini, non concetti. Voleva elementi comuni per poterli riconoscere e dire: questa è la natura della vita. Questa è la base di tutte le cose viventi.

Le immagini erano acute e chiarissime, ma il loro elemento comune, il fattore x, era, quando si veniva ad esaminarlo, più elusivo del significato di musica, e tuttavia a portata di mano come il segreto della poesia. Immaginò in accostamento Budda e un singolo batterio, Leonardo da Vinci e un grano di frumento, una sequoia e una spora di fungo. Pensò a Johnny e a Sarah. Ma il fattore x continuava a sfuggirgli. Poi, finalmente, si ricordò di un'immagine doppia. Un'immagine che poneva il problema in termini semplici e assoluti. Pensò a Katy e a Marion-A. Katy era stata viva e adesso era morta da molto tempo. Marion-A era stata rimodellata per assomigliarle. Ma non era Katy e non era una donna: era soltanto una macchina.

Soltanto una macchina?

A dispetto di tutti i suoi sforzi, Markham si trovava punto e daccapo. Katy era stata concepita e messa al mondo. Marion-A era stata costruita. Katy era stata educata e istruita, Marion-A era stata programmata. E la programmazione era complessa, raffinata e, soprattutto, adattabile. Ma adattabile in che senso? Questo suggeriva un'ulteriore domanda: poteva Marion-A essere programmata per vivere?

Ecco il problema base, complicato dal fatto che la vita non poteva essere definita: poteva solo essere ricostruita.



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