Anderson Poul - 1965 - Le Gallerie Del Tempo by Anderson Poul

Anderson Poul - 1965 - Le Gallerie Del Tempo by Anderson Poul

autore:Anderson Poul [Anderson Poul]
La lingua: ita
Format: epub, mobi
pubblicato: 1965-06-09T23:00:00+00:00


XIII

La notizia corse per la foresta, e coloro che vi si erano rifugiati tornarono a casa; gioia e contentezza presero possesso di Avildaro.

La festa per il trionfo e la vittoria sugli Yuthoaz non fu meno sfrenata e allegra per il fatto di essere anche il funerale degli uccisi. Gli stranieri con le armi di metallo che avevano scacciato gli Yuthoaz furono accolti anch'essi nei festeggiamenti. Parlavano una lingua incomprensibile, ma cosa importava? Un maiale messo ad arrostire sullo spiedo parlava con il suo aroma, un uomo con il suo sorriso, una donna con il suo corpo.

Soltanto la Casa Lunga era evitata; infatti, li dimoravano gli dei verdi che avevano liberato il loro popolo. La carne e le bevande venivano portate davanti alla porta, e tutti i maschi adulti facevano a gara per aver l'onore di assistere gli dei come servi o come messaggeri. Il secondo pomeriggio di celebrazione, uno di loro venne a cercare Lockridge, che stava osservando alcuni danzatori in un prato, per avvertirlo che era stato convocato.

Si allontanò in fretta. La preoccupazione delle condizioni di Storm gli avevano impedito di partecipare attivamente ai divertimenti. Adesso finalmente gli era stato detto che la Dea della Luna comandava la sua presenza.

La luce del Sole, gli odori del bosco, del fumo e dell'acqua salata, le grida e i canti lontani, svanirono dalla sua mente noli appena entrò nella casa. Il fuoco sacro non era stato ancora riacceso; era stato promesso che Lei avrebbe compiuto di persona quel rito nel momento più adatto. Globi luminosi irradiavano l'interno di luce viva, facendo risaltare le colonne e le travi inclinate, rozze ed irregolari contro i muri fuligginosi, e facendo brillare come se fossero state vive le pelli sparse sul pavimento. Sette Guardiani aspettavano seduti l'arrivo della loro regina. Non si degnarono di salutare Lockridge.

Tuttavia si alzarono tutti quando apparve Storm. L'estremità posteriore della casa era adesso bloccata, non da un riparo materiale ma da uno schermo di forza che assorbiva la luce. Lei uscì attraverso quel velo, quasi una fiamma al confronto di quella oscurità.

O forse no... più che bruciare, lei brillava, pensò confusamente Lockridge, come quel mare che apparteneva anche alla Dea. I segni lasciati da tre giorni e tre notti di tortura nella macchina della mente non erano ancora scomparsi: gli zigomi alti sporgevano nettamente all'infuori e gli occhi verdi ardevano per la febbre. Nonostante ciò, camminava dritta come un giunco, e i suoi capelli blu notte ondeggiavano lucenti dietro il bronzo del volto e della gola. Dal portale di Re Frodhi le erano stati portati degli abiti più confacenti al suo tempo e al suo rango. Il vestito scendeva blu traslucido fino alla cintura del potere, fatta di rame; da li poi si allargava increspandosi alle estremità sulle caviglie, e assumendo toni sempre più scuri avvicinandosi al porpora, con intessuti emblemi argentei che mostravano insieme schiuma e serpenti. Un fermaglio a forma di serpente sorreggeva un mantello dalla fodera bianca come una nuvola estiva, ma la cui parte esterna era resa grigia da fulmini e da code di puledre.



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