Anna di Avonlea (Anna dai capelli rossi) by Lucy Maud Montgomery

Anna di Avonlea (Anna dai capelli rossi) by Lucy Maud Montgomery

autore:Lucy Maud Montgomery
La lingua: ita
Format: epub
ISBN: 9788851194734
editore: De Agostini
pubblicato: 2021-06-08T00:00:00+00:00


1 Poeta statunitense dell’Ottocento (n.d.t.).

Capitolo diciasette

Che cosa è successo a Charlotte Morgan?

Anne, quella notte, si svegliò ben tre volte e andò in pellegrinaggio alla finestra per assicurarsi che le previsioni di zio Abe non si avverassero. Finalmente spuntò un’alba perlacea e splendente in un cielo argenteo. Ecco, quel meraviglioso giorno era arrivato.

Diana comparve subito dopo colazione, con un cestino di fiori a un braccio e il suo vestito di mussolina sull’altro, giacché non era il caso di indossarlo finché tutti i preparativi per il pranzo non fossero terminati. Per il momento indossava l’abito rosa di tela stampata del pomeriggio e un grembiule da mattina tutto fitto di gale e di increspature. Aveva un aspetto nitido e grazioso, tutta rosea com’era.

«Sei proprio un amore» disse Anne, in tono ammirativo. Diana sospirò.

«Ma ho dovuto di nuovo allargarmi tutti i vestiti! Peso due chili in più che a luglio. Anne, come andrà a finire? Le eroine della signora Morgan sono tutte alte e slanciate.»

«Bene, dimentichiamo le nostre afflizioni e pensiamo ai doni che ci sono stati elargiti» commentò Anne allegramente. «La signora Allan dice che ogni volta che ci viene in mente qualche cosa che ci turba dovremmo pensare anche a qualcosa di bello da contrapporgli. Tu, per esempio, se sei un po’ grassottella, hai però le più belle fossette del mondo; e io, che ho un naso lentigginoso, debbo pensare che la sua forma è proprio graziosa. Credi che il succo di limone abbia fatto effetto?»

«Sì, penso di sì» fece Diana scrutandola con occhio critico. Allora, molto sollevata, Anne la precedette uscendo nel giardino fitto d’ombre delicate e di tremule luci d’oro.

«Prima di tutto decoreremo il salotto. Abbiamo un mucchio di tempo. Priscilla ha detto che sarebbero state qui verso mezzogiorno o al più tardi mezzogiorno e mezzo, per pranzare poi all’una.»

Può darsi che in tutto il Canada e negli Stati Uniti ci fossero in quel momento due fanciulle più felici e più eccitate di loro, ma ne dubito. A ogni taglio di forbici, mentre rose, peonie e campanule cadevano nel cestino, sembrava che qualcuno cinguettasse: “Oggi viene la signora Morgan!”. Anne si chiese persino come facesse il signor Harrison a continuare placidamente a falciare il fieno nel suo campo oltre il prato, come se niente fosse.

Il salotto di Green Gables era una stanza piuttosto austera e un po’ tetra, con mobili rigidi e spigolosi, tendine di merletto inamidate, salva-braccioli e schienali sempre in ordine, tranne quando restavano attaccati ai bottoni di qualche malcapitato. Perfino Anne non era mai riuscita a renderlo più accogliente perché Marilla non consentiva alcun mutamento. Ma quello che possono fare i fiori, se a essi si presenta l’occasione, è davvero meraviglioso. Quando Anne e Diana ebbero terminato, la stanza era irriconoscibile.

Una gran coppa azzurra colma di soffioni traboccava sul tavolo lucido. Il camino, di un nero splendente, era carico di rose e di felci. Ogni ripiano della scansia sosteneva un fascio di campanule; gli angoli bui, da ambo i lati del focolare, erano illuminati da orci ricolmi di splendide peonie porporine e il focolare stesso era acceso da mucchi di papaveri gialli.



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