Arcobaleno by Banana Yoshimoto & A. G. Gerevini

Arcobaleno by Banana Yoshimoto & A. G. Gerevini

autore:Banana Yoshimoto & A. G. Gerevini [Yoshimoto, Banana & Gerevini, A. G.]
La lingua: ita
Format: epub
Tags: Fiction, General, Literary, Popular Literature
ISBN: 9788807818554
Google: W-0CcSFXAOEC
editore: Feltrinelli
pubblicato: 2002-01-02T00:00:00+00:00


Il periodo trascorso nel bungalow di Moorea era stato dav-

vero spensierato. Andava bene comunque uscissi vestita e mi

ero fatta anche qualche amico. A Bora Bora, invece, l'hotel

era di gran lusso e c'erano solo ospiti ricchi, persone anziane

e coppie in viaggio di nozze.

Comunque, il posto era splendido.

Io ero sola e non avevo niente da fare, e proprio per quel-

lo mi godevo il cottage sull'acqua arredato davvero con buon

gusto. Ben esposto al sole e completamente in legno, aveva

addirittura la vasca da bagno inserita in una struttura an-

ch'essa di legno. Nell'insieme, l'atmosfera era molto rilas-

sante. Da un punto del pavimento su cui era posato un gran-

de vetro trasparente, si potevano osservare i pesci tropicali

ed era possibile tuffarsi in acqua dalla scaletta che scendeva

direttamente in mare.

L'ultimo pomeriggio che trascorsi in quell'hotel andai a

vedere il tramonto dal bar di fianco alla piscina.

Ancora eccitata da quello che avevo visto durante il Tour

della laguna, non mi andava di tornare subito in camera e

avevo deciso di fermarmi a bere qualcosa.

Il bar era decorato con degli enormi tronchi arrivati sulla

spiaggia trascinati dalla corrente, le loro spaccature strana-

mente levigate davano l'idea di quanto fosse durata la loro

deriva. Dal mio posto sulla terrazza, mi godevo la vista sul

Monte Otemanu che, esibendosi austero nelle sue forme qua-

drate, svettava alto davanti ai miei occhi. E mentre il mare si

tingeva di un rosso meraviglioso, vedevo i bagnanti cammi-

nare lungo la spiaggia scherzando, stanchi dopo una lunga

giornata di divertimenti.

Con il pareo sopra il costume, bevevo il mio Mai-Tai. Non

mi sentivo fuori luogo perché non avevo più l'aspetto di una

ragazzina, e ormai i commessi dei negozi e i dipendenti del-

l'hotel, che conoscevo di vista, mi salutavano. Mi sentivo a

mio agio, anche se a dire la verità di clienti come me non ce

n'era nemmeno uno.

Non mi sembrava di trovarmi in un albergo, ma di essere

su una grande nave e di girovagare per i suoi ponti e, grazie

alla mia scarsa loquacità, potevo starmene in silenzio per ore

e ore, senza sentirmi affatto sola.

Il viaggio si stava avvicinando alla conclusione, quella era

l'unica consapevolezza che mi rattristava un poco.

Ogni volta che pensavo che, per come erano andate le co-

se, non ero più sicura di poter tornare all'Arcobaleno e di di-

vertirmi come una volta, mi sentivo smarrita in quel panora-

ma splendido, carezzata da quella piacevole brezza.

Non si trattava solo di riprendere il lavoro; avrei voluto

continuare a vivere vicina al signor Takada e pertanto senti-

vo di doverlo aiutare a uscire da quella situazione così com-

plicata.

Un desiderio però ben diverso da quelli che fino ad allo-

ra avevo provato nel mio cammino. Niente spaventa come ciò

che non si conosce.

Come se non bastasse poi mi aveva detto che non ci sa-

remmo mai più rivisti.

Il suo viso serio e risoluto e la rapidità dei passi con cui se

ne era andato mi erano comparsi in sogno più di una volta, e

sempre mi ero svegliata in uno stato di tristezza indescrivib

le. Ormai era troppo tardi, mi sembrava di aver commesso

qualcosa di irreparabile. Avevo sottovalutato la determina-

zione delle sue decisioni. Se per caso l'avessi incontrato al ri-

storante e mi avesse



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