Aristotele detective by Margaret Doody

Aristotele detective by Margaret Doody

autore:Margaret Doody [Doody, Margaret]
La lingua: ita
Format: epub, mobi
ISBN: 9788838915222
editore: Sellerio editore
pubblicato: 1999-09-02T16:00:00+00:00


XIV

Un giorno alla fattoria

La mattina dopo mi svegliai più in forma. Avevo già precedentemente fissato di andare quel giorno alla nostra fattoria, e sapevo che il fattore e sua moglie mi stavano aspettando. La nostra casa di Atene aveva bisogno d’olio e di formaggio. Così mi misi in viaggio con uno dei nostri schiavi, che portava due sacchi di letame e di rifiuti di cucina da spargere sui terreni della fattoria per fertilizzarli; al ritorno si sarebbe reso utile badando al carro dei muli con il carico del formaggio e dell’olio. Lo schiavo non profumava esattamente come un vaso d’unguento, e così lo tenni a distanza. La cosa, comunque, non lo dissuase dal chiacchierare. Insistette per raccontarmi dell’incidente occorso allo schiavo Sinopeo e dell’aspetto del suo cadavere, tutto bianco e con un lato della testa vicino alla tempia completamente fracassato, «come una crosta di pane con un buco al centro». Quindi fui costretto a risentire la storia daccapo.

Arrivammo sul mezzogiorno. Il sole era pallido nel cielo invernale. Stavamo ormai avvicinandoci al giorno più corto dell’anno. La fattoria, benché non fosse che una costruzione piccola e rustica, appariva accogliente. Fui ben lieto di sottrarmi al freddo, sedermi davanti a un fuoco di rami d’olivo e sorseggiare un po’ di vino con Dametas e sua moglie Tamia, che conoscevo fin dall’infanzia. Tamia non doveva essere stata così vecchia allora, poiché mi aveva allattato durante una malattia di mia madre, ma ora sembrava veramente decrepita, con il viso pieno di rughe e il sorriso che mostrava una bocca quasi interamente sdentata. Questa coppia aveva lavorato alla fattoria per molti anni. Ora Dametas era vecchio e stava diventando cieco, e notai che le sue mani, deformate dal lavoro e con le unghie spezzate, avevano un tremito persistente. Pensai con apprensione che avrei dovuto trovare presto un nuovo fattore. Dametas era anziano, poteva diventare infermo ed essere costretto a letto, poteva anche morire. Era un pensiero sconvolgente, come quello che cadessero le colonne d’Ercole. Anche Tamia, mentre mi conduceva in giro orgogliosamente a ispezionare la tessitura, la dispensa e tutti i lavori delle donne, sembrava muoversi a fatica. Nell’osservare il panno appena tessuto, lo portava molto vicino agli occhi. Mi accorsi presto che anche l’udito la tradiva. Nel cercare di rispondere alle mie osservazioni, teneva il suo sguardo opaco ansiosamente fisso sul mio viso, cercando di indovinare ciò che dicevo, e tentando di nascondere la sua infermità. Discorrere con lei era perciò irritante e deprimente insieme, per quanto mi fosse cara. Per quanto tempo ancora avrebbe potuto seguitare a lavorare come doveva? E dietro le sue spalle, le schiave potevano permettersi ogni sorta d’insolenze: lei non le avrebbe sentite.

Avevo sperato di risollevarmi un po’ lo spirito visitando la fattoria che avevo sempre amata, ma ero un uomo ormai, con tutte le preoccupazioni d’un uomo. Ispezionai il porcile e guardai i campi. Lo schiavo che avevo portato con me fu mandato a spargere il concime e poi a tagliare della legna. Dametas ed io discorrevamo animatamente



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