Bear Greg - 1993 - Marte in fuga by Greg Bear

Bear Greg - 1993 - Marte in fuga by Greg Bear

autore:Greg Bear [Bear Greg]
La lingua: ita
Format: epub, mobi, azw3
editore: Editrice Nord
pubblicato: 2013-01-21T23:00:00+00:00


Su Richmond stava cadendo una fitta pioggia. Il nostro aereo toccò la pista con un lungo fruscio, e grossi cilindri rigonfi vennero a unirsi alla sua bianca carrozzeria come parameci intorno a un'ameba. Alcuni di essi s'indurirono subito a conformare i corridoi d'uscita per i passeggeri. I droidi di servizio salirono lungo i tubolari pieni di schiuma, e dietro l'ultimo dei passeggeri che lasciava l'aereo un muro di schiuma avanzò a inghiottire i sedili fila dopo fila, per pulirli e riparare i guasti.

Mio zio elargì sorrisi e commenti cordiali ai pochi giornalisti della LitVid appostati nel salone del terminal. Erano appena tre o quattro; alcune emittenti avevano mandato dei droidi, e metà di essi ripresero altre persone. Da tempo, ormai, la delegazione marziana non era importante né molto interessante.

Un'auto privata ci condusse dall'aeroporto a Richmond. In segno di cortesia la città ci offrì un breve giro turistico lungo le antiche strade pavimentate in ciottoli, fra file di case anteriori al 1890 e attraverso la piazza in cui campeggiava il monumento a un generale di nome Stuart. Alice ci informò che un certo J.E.B. Stuart era morto durante la Guerra Civile.

Come a Washington, nel centro storico non c'erano grattacieli né comb. Avremmo potuto esser tornati nel diciannovesimo secolo.

Il Jefferson Hotel era un palazzo vecchio ma ben tenuto. Appena oltre la porta d'ingresso, l'architettura esterna in veri mattoni e stucchi fu sostituita da una identica ma completamente nanotec. Non pioveva più, e attraverso le finestre del nostro appartamento brillava il sole quando collegammo Alice alla rete e ci sedemmo a far colazione, serviti da una elegante cameriera in carne e ossa.

Io mi feci una doccia all'antica nel piccolo bagno in stile antico, indossai una tuta-tunica da pomeriggio, controllai il mio kit medico per aggiornare le immunizzazioni (ogni città aveva una quantità di virus particolari da cui guardarsi) e raggiunsi Allen e Bithras nel salotto fra le camere.

Un droide mandato da Wang e Mendoza ci scortò in una sala riunioni, al pianterreno dell'albergo. Qui, fra pareti tappezzate in stoffa ricamata, stringemmo ancora una volta la mano ai due senatori e prendemmo posto intorno a un massiccio tavolo di legno.

Wang mi scostò cavallerescamente la sedia. — Ogni volta che vengo da queste parti divento un vero gentiluomo meridionale.

— Le tue opinioni sullo schiavismo non ti avrebbero fatto fare molta carriera, nella Confederazione — commentò Mendoza.

— E un paio di noi non avrebbero potuto neanche mettere piede in questo albergo — disse Wang. Bithras non mostrò alcun divertimento a quelle battute, neppure un sorrisetto educato.

— Al giorno d'oggi è difficile trovare perfino un buon accento americano, in America — disse Mendoza.

— Qui nei vicoli della Vecchia Capitale ci sono ancora uomini che imprecano come veri americani — disse Wang. — Stamane ho sentito un paio di parole che credevo non esistessero più da secoli.

— Oggi la lingua è omogeneizzata, i dialetti sono spariti — disse Mendoza con aria di disapprovazione. — Ecco perché troviamo così rinfrescante l'accento di voi marziani.

Io non avrei saputo dire se quei convenevoli fossero spontanei o deliberati.



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