Corpo by Unknown

Corpo by Unknown

autore:Unknown
La lingua: eng
Format: epub
editore: Mimesis Edizioni
pubblicato: 2022-01-07T15:58:40+00:00


9.

Il dire performativo del razzismo

Nel 1959, l’Accademico della Crusca Gianfranco Contini pubblica “I più antichi esempi di razza”206, in cui ripercorre filologicamente l’origine della parola “razza”, che risulta essere una trasformazione di periodo medievale dell’antico francese haraz, “branco, mandria, allevamento di cavalli”207, e che dalle sue prime attestazioni in italiano antico si espande a tutte le lingue europee.

È grazie a questo studio di Contini che cade la derivazione attribuita alla parola dal linguista Leo Spitzer che, nel 1941, nel suo “Ratio˃Race”208, fa risalire, attraverso fantasiose interpretazioni, la parola “razza” al latino ratio come traducente della “idea” platonica. Secondo Spitzer questa derivazione permette lo sviluppo semantico di ratio, che diventa poi un termine per definire la differenziazione di alcune tipologie riconoscibili. La tesi con la quale Spitzer “intendeva confutare l’uso discriminante del termine, che nel contesto della Germania degli anni Trenta veniva opposto come fondamento biologico alle ragioni dell’uguaglianza tra gli uomini”209, gli permise più tardi di dichiarare:

Fu per me un piacere pieno di malizia presentare alla Germania l’idea che la parola che veniva usata in contrapposizione a ‘spirito’ vanta così un’origine altamente spirituale.210

Ma è appunto con Contini che si ha la vera etimologia della parola:

Per una delle più vistose parole-simbolo in nome delle quali si era prodotta l’abiezione della ragione, cadeva così l’illustre derivazione da ratio, e veniva riconosciuta ‘una nascita zoologica, veterinaria, equina’ (Contini). Un caso formidabile in cui la scoperta dell’origine di una parola può cambiarne la percezione e l’uso, può accompagnare e determinare la sua trasformazione da nobile segno di eccellenza e di distinzione a specifico marchio di bestialità.211

Gli studi di Luigi Luca Cavalli Sforza, pubblicati nei primi anni ‘90 e confermati dai più recenti studi212 di numerosi genetisti213, hanno dimostrato che parlare di razze, per quanto riguarda l’essere umano, è scientificamente infondato:

Non ha basi scientifiche una supposta ‘superiorità’ genetica di una popolazione rispetto a un’altra: nessuno dei geni che consideriamo possiede una qualche connessione accettata con caratteristiche comportamentali, la cui determinazione genetica è comunque molto difficile da studiare e al momento non è basata su fatti rigorosamente provati. Nessuna delle nostre ricerche conferma che la rivendicazione della superiorità di una popolazione nei confronti di un’altra abbia basi genetiche: la superiorità è un concetto politico e socioeconomico, legato agli eventi della recente storia politica, militare ed economica e alle tradizioni culturali di determinate nazioni o gruppi sociali. La storia insegna che questa superiorità è del tutto transitoria, mentre il genotipo cambia molto lentamente.214

Parlare ancora di razze umane risulta insensato. Infatti:

Not only do all people have the same set of genes, but all groups of people also share the major variants of those genes. Geneticists have never found a genetic marker that is of one type in all the members of one large group and of a different type in all the members of another large group.215

Eppure questo concetto, che la scienza ha dimostrato erroneo, continua ad avere, in tutto il suo dire performativo, una portata politica e culturale innegabile:

Il concetto di razza nella specie umana non ha



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