Emarginati, matti e bizzarri nel Medioevo by Felice Zadra

Emarginati, matti e bizzarri nel Medioevo by Felice Zadra

autore:Felice Zadra [Zadra, Felice]
La lingua: ita
Format: epub
Tags: Storia, Psicologia, Saggistica
editore: ilmiolibro.it
pubblicato: 2014-09-15T22:00:00+00:00


Donchisciotte, ovvero la conclusione letteraria della follia ebraica

La conclusione letteraria della follia ebraica dopo il lungo periodo del medioevo, è rappresentata da un personaggio sicuramente paradigmatico della condizione di “follia” del cavaliere medioevale: “Don Chisciotte”. Il romanzo è, infatti, pubblicato nel 1614, in epoca post-rinascimentale, come a conclusione di un lungo percorso iniziato con il medioevo.

La prima domanda che sorge, tuttavia, spontanea è: cosa ha a che fare Don Chisciotte, il cavaliere improbabile e fuori tempo, con gli ebrei? La risposta giunge chiara ripensando al suo autore, uno degli scrittori più conosciuti nella vasta letteratura internazionale, di nome Miguel de Cervantes Saavedra. Nonostante la notorietà, la conoscenza dell’opera più importante di questo relativamente prolifico autore si riduce spesso, per lo meno nelle nazioni non ispanofone, ad un generico riferimento all’episodio della lotta di don Chisciotte contro i mulini a vento.

Nelle nazioni di lingua spagnola, invece, dove l’importanza dell’opera può essere paragonata a quella de “I Promessi sposi” in Italia, la critica di stampo cattolico contro-riformistico ha ridotto, nei secoli, la lettura di questo complesso libro ad una pura sequela di episodi più o meno divertenti, spesso contorti nel loro divenire, con un silenzio pressoché totale sui particolari più illuminanti del Don Chisciotte, a partire dalle origini dell’autore. Si ignora infatti il fatto che Miguel de Cervantes Saavedra fosse a pieno titolo un ebreo, figlio di genitori ebrei, un marrano dalla storia complicata e lunga.

Considerando questo particolare irrilevante, si perde la principale chiave di lettura di questo romanzo, ironico e satirico sul mondo cattolico al potere in Spagna, tutt’altro che ossequiente alla tradizione, anzi in polemica con essa.

La permanenza nella propria identità ebraica è, infatti, sempre stato molto faticosa per un/a ebreo/a, se non spesso impossibile fino agli anni successivi alla II Guerra Mondiale, e questo sia a livello individuale che di Comunità.

Anche Miguel de Cervantes Saavedra, può, inaspettatamente, divenire uno degli esempi migliori della fatica di mantenere l’identità e la memoria ebraica. Miguel de Cervantes Saavedra era, infatti, un “marrano” (cioè maiale, nell’accezione dispregiativa dei cattolici spagnoli), figlio di genitori ebrei che avevano lottato più o meno nell’ombra per poter sopravvivere come ebrei durante tutto il corso della loro vita, costretti poi a divenire “cristianos nuevos”, ossia cristiani nuovi perché di sangue ebraico, per poter rimanere in Spagna. Uguale significato aveva “conversos”, che indicava, però, con ancor più chiarezza, la loro origine di “convertiti con la forza”.

Il passaggio alla nuova religione era, però, sempre visto dal potere ecclesiastico e dalla monarchia spagnola come “spurio”, incompleto rispetto all’unica e agognata vera virtù della “limpieza de sangre” dell’individuo già cattolico di famiglia. Anche il passaggio coatto era, infatti, continuamente e fortemente sospettato di essere solo una “maschera” assunta dagli ebrei per poter professare in segreto la loro precedente religione.

Il potere monarchico cattolico spagnolo aveva, così, la necessità di trovare un nuovo segno, semplice ma tangibile, per “identificare” i soggetti che non erano “per tradizione” dello stesso sangue dei cattolici, e questo strumento fu trovato con facilità nel cognome della persona. Tale regola



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