Giovanna d’Arco by Franco Cardini

Giovanna d’Arco by Franco Cardini

autore:Franco Cardini [Cardini, Franco]
La lingua: ita
Format: epub
editore: Mondadori
pubblicato: 0101-01-01T00:00:00+00:00


VII

Nel castello di Le Beauvreuil

La prima seduta del processo fu solenne, alla presenza d’una quarantina di assessori, nella cappella reale del castello di Rouen. E subito si mise in atto il primo mezzo di pressione: Giovanna sarebbe stata privata della messa fin quando non si fosse sottomessa. Il vescovo «ammonì caritatevolmente» l’imputata di giurare sui Santi Vangeli di dire la verità su tutto ciò che le fosse stato domandato. Ma c’erano cose che le «voci» avevano prescritto si tenessero segrete, o si dicessero soltanto a re Carlo, e la Pulzella replicò: «Non so su che cosa volete interrogarmi. Potreste chiedermi qualcosa che non vi dirò affatto»; e non rifiutò affatto di giurare – il rifiuto del giuramento era tipico degli eretici –, ma ottenne di giurare che avrebbe risposto veridicamente su tutto quel che atteneva alle sue azioni, salvo le rivelazioni che le «voci» le avevano fatto affinché solo re Carlo ne venisse a conoscenza, o qualunque altra cosa essa giudicasse di dover mantenere segreta. In qualche caso, le «voci» le prescrivevano di non rispondere a certe domande, ma l’avvertivano che avrebbe saputo in capo a un certo numero di giorni se le era consentito o meno di rispondere.

La reclusa si lamentava dei ferri che le serravano le gambe: le si rispose che tale misura era stata presa perché più volte aveva tentato di fuggire, e Giovanna replicò che qualunque prigioniero aveva diritto di tentar la fuga se gli si fosse presentata l’occasione, e se ne avesse avuto l’occasione nessuno avrebbe potuto biasimarla, dal momento che doveva esser chiaro che lei non aveva giurato a nessuno che non avrebbe cercato di fuggire. Fu probabilmente in seguito a questa risposta che si prese la decisione di farla strettamente sorvegliare da guardiani laici, giudicati più efficienti degli ecclesiastici.

Il giorno successivo fu Jean Beaupère a interrogarla. Si parlò della sua vita a Domrémy, delle sue attività domestiche, del rifugio che con la sua famiglia lei aveva trovato nel 1428 a Neufchâteau e della vita che faceva presso la donna detta «la Rousse». L’interrogatorio mirava a verificare dicerie raccolte sul posto a proposito degli ambigui costumi di quell’ospite, il cui soprannome ha in effetti un che d’imbarazzante: ma Giovanna se la cavò bene. La s’interrogò, ancora, sulle sue consuetudini religiose: essa rispose di essere una buona cristiana che si confessava tutti gli anni, adempiva il precetto pasquale, conosceva il Pater e il Credo. Si parlò quindi delle «voci» e di come talvolta le sentisse giungere quando si trovava in un bosco, forse il «Bois Chenu»: gli inquisitori notarono senza dubbio con attenzione questa circostanza. Il bosco è la «selva oscura», la natura oscura e non ordinata, il luogo delle apparizioni demoniache. Non vi sarebbe stato, in tutto il processo, un istante in cui i giudici avrebbero mai dato segno di pensare che le «voci» di Giovanna non fossero in qualche modo un’illusione diabolica.

Si toccò anche l’argomento dei suoi rapporti con la famiglia e del fatto che suo padre fosse ignaro delle sue prime visite a Vaucouleurs.



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