Hippie by Paulo Coelho

Hippie by Paulo Coelho

autore:Paulo Coelho [Coelho, Paulo]
La lingua: ita
Format: epub
editore: Sant Jordi Asociados
pubblicato: 2018-06-14T16:00:00+00:00


Quando raggiunsero il paese, posteggiarono in una strada apparentemente tranquilla. Erano ancora tesi e spaventati per l’episodio dell’osteria. Ma adesso si sentivano davvero un gruppo, in grado di fronteggiare un’aggressione. Decisero, comunque, di dormire sull’autobus.

Faticarono ad addormentarsi ma, un paio d’ore dopo, furono svegliati da una serie di potenti fasci di luce che illuminarono l’interno del veicolo.

“Polizei.”

Uno dei poliziotti aprì lo sportello e pronunciò alcune frasi. Fu Karla, che conosceva il tedesco, a tradurle ai compagni di viaggio: dovevano scendere dall’autobus con i soli vestiti che indossavano. La temperatura era rigida, ma i poliziotti – uomini e donne – non gli consentirono di prendere qualche indumento per coprirsi. Tutti tremavano per il freddo.

I poliziotti salirono sull’autobus, frugarono nelle borse e negli zaini, esaminarono il contenuto e gettarono tutto sul pavimento. Quando scoprirono un bong – una pipa ad acqua in genere usata per fumare marijuana e hashish – lo sequestrarono.

Requisirono i documenti di viaggiatori e autisti: li controllarono attentamente alla luce delle torce, verificarono i visti d’ingresso, analizzarono ogni singola pagina alla ricerca di falsificazioni. Illuminavano la foto del passaporto e poi il volto della persona. Quando arrivarono alle due ragazzine taciturne, una poliziotta raggiunse un’autopattuglia e contattò il commissariato via radio. Parlottò per alcuni minuti e, dopo un cenno d’assenso, tornò.

Karla tradusse a beneficio del gruppo.

“Sono minorenni: se ne occuperà un assistente sociale. Fra poco arriveranno i genitori. Cioè, tra un paio di giorni o una settimana, a seconda che trovino i biglietti aerei, che viaggino in treno, in pullman, o in auto.”

Le ragazzine parevano sotto shock. Una scoppiò a piangere, ma la poliziotta proseguì con tono monocorde:

“Non so dove volessero andare – e non mi interessa. Di sicuro, sono arrivate al capolinea. Mi sorprende che abbiano attraversato tante frontiere senza che nessuno si sia reso conto che erano scappate da casa.”

Si rivolse all’autista.

“Potrei confiscarle il pullman, per aver sostato in un’area vietata. Non lo faccio soltanto perché voglio che ve ne andiate prima possibile – e nel posto più lontano. Nessuno di voi si è accorto che erano minorenni?”

“I passaporti riportavano dati corretti, ben diversi da quelli che ha verificato, signora.”

Con voce infastidita, la poliziotta disse che avevano falsificato i documenti, che l’età delle ragazzine era evidente, che erano fuggite da casa perché una di loro sosteneva che l’hashish nepalese era decisamente migliore di quello che si comprava nel loro paese – un’informazione che i colleghi del commissariato avevano appreso telefonicamente durante il controllo. E che i genitori erano disperati. Poi decise di lasciar perdere: le spiegazioni le avrebbe riservate ai superiori.

Requisì i passaporti delle ragazzine e intimò loro di seguirla. Provarono a reclamare, ma la poliziotta non le ascoltò. Mentre i compagni di viaggio aspettavano al gelo, le accompagnò sull’autobus, ordinandogli di recuperare tutte le loro cose. Frugarono nell’enorme confusione di indumenti e oggetti, e portarono a termine l’impresa. Quando ridiscesero, furono accompagnate a bordo di una delle autopattuglie.

“E ora ci occuperemo di voi,” disse il tenente che comandava l’intera squadra di poliziotti, parlando inglese. “Non cercate



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