Homo sapiens e altre catastrofi: Per un’archeologia della globalizzazione (Italian Edition) by Telmo Pievani

Homo sapiens e altre catastrofi: Per un’archeologia della globalizzazione (Italian Edition) by Telmo Pievani

autore:Telmo Pievani [Pievani, Telmo]
La lingua: ita
Format: epub
editore: Meltemi
pubblicato: 2018-04-19T22:00:00+00:00


Ecce Homo sapiens

Nel frattempo, mentre resistevano tutte queste forme alternative ed eterogenee di Homo, è presumibile che anche le forme africane di H. heidelbergensis abbiano subito trasformazioni e forse speciazioni. Questo significa che Homo sapiens non è disceso linearmente dalla specie ancestrale Homo erectus, come stava scritto su tutti i manuali, ma dal cespuglio ramificato che in Africa portò da Homo ergaster (presente a Buia un milione di anni fa) a Homo heidelbergensis.

Le prime testimonianze fossili di Homo sapiens risalgono di sicuro a 200mila anni fa, ma forse anche prima, quando una famiglia africana di Homo heidelbergensis comincia a presentare caratteristiche anatomiche inedite: una corporatura meno muscolosa e robusta; la faccia piatta e allungata; il palato a forma di U e il mento sporgente; il cranio più alto e arrotondato; le ossa leggere e slanciate; la dentatura meno massiccia; le arcate sopraorbitarie non prominenti e, soprattutto, un volume cranico espanso fino a 1300 ce. È la prima apparizione del nostro modello evolutivo unico, della nostra peculiare “soluzione” anatomica. Ma il cambiamento più importante sta forse nei tempi dello sviluppo: il prolungamento ulteriore delle fasi di crescita (anche rispetto ai cugini Neanderthal) ha influito sulle capacità di apprendimento, sull’organizzazione sociale e sul linguaggio.

I primi ritrovamenti archeologici noti di H. sapiens africani convergono con i dati genetici e provengono dalla valle dell’Omo in Etiopia: risalgono a circa 195mila anni fa. I successivi, appartenenti alla variante “idaltu”, sono stati scoperti a Herto Bouri, nel Middle Awash, regione degli Afar, e sono datati a 160-154mila anni fa. I siti sudafricani contendono oggi a quelli del Corno d’Africa il record di antichità dei primi fossili di Homo sapiens anatomicamente moderno. Nella grotta di Border Cave, al confine tra Kwazulu Natal e Swaziland, alcuni strati potrebbero risalire addirittura a 195mila anni fa. A Pinnacle Point troviamo nostri simili da 164mila anni fa (con i primi menu a base di molluschi e pietre trattate con il calore); alla foce del fiume Klasies da 130mila anni fa e a Blombos da 140-100mila anni fa.

Dopo una fase di permanenza esclusivamente in Africa (circa ottanta millenni), la specie Homo sapiens esce dal continente, probabilmente in più ondate: 1) una prima volta, fra 130mila e 100mila anni fa, i nostri simili passano direttamente dal Corno d’Africa alle coste della penisola arabica, attraverso lo stretto di Bab el-Mandab, e forse già anche attraverso una rotta più settentrionale, cioè lungo il mar Rosso e il corridoio del Nilo, fino al Mediterraneo e poi verso il Levante attraversando la penisola del Sinai; 2) una seconda volta, seguendo di nuovo questi due tracciati, tra 85mila e 70mila anni fa, spingendosi in Asia lungo le coste dell’oceano Indiano; 3) una terza volta, più stabilmente e con i favori del clima, tra 65 e 55mila anni fa. I siti israeliani di Qafzeh, in bassa Galilea, e di Skhul, sul Monte Carmelo, rappresentano la preziosissima testimonianza delle prime fasi di insediamento di esseri umani anatomicamente moderni fuori dall’Africa a partire da 130-120mila anni fa.

Le tecnologie di lavorazione della pietra dei primi H.



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