icerbox Bettolini Postazione23 by Unknown

icerbox Bettolini Postazione23 by Unknown

autore:Unknown
Format: epub


Nei giorni che seguono, i nostri servizi ai checkpoint e di pattugliamento procedono fra spari e raffiche, ma ormai, per Beirut, tutto rientra nella norma. Per me, non ancora. Abbiamo subito instaurato un ottimo rapporto sia con la popolazione libanese, sia con i palestinesi. È impossibile non entrare in confidenza con questa povera gente così bisognosa. Negli stretti vicoli di Shatila, passiamo a un metro dalle loro «case». Alcune volte, sembra di invadere la privacy e, forse, è davvero così. Ma nessuno di loro lo dà a vedere.

Il Contingente Italiano deve gestire migliaia di profughi palestinesi. Gli americani e i francesi ci stimano e ci apprezzano molto per la delicatezza del nostro compito. Le regole di ingaggio sono chiaramente non offensive, ovvero, dobbiamo tenere bassa la violenza: è il principale mandato. E anche il più chiaro, oramai, perché ce lo ripetono fino alla noia. Nonostante sembri di stare in una polveriera – in cui potrebbe esplodere tutto da un momento all’altro – stranamente, inizio a non essere quasi più a disagio. Anzi, comincio a sentirmi parte di questa tristissima fetta di mondo, inconcepibile solo fino a tre giorni fa. Intanto, i bambini continuano a venire da noi; sanno che rimedieranno sempre qualcosa della nostra Razione-K, che comprende un cartone d’acqua, 2 scatolette di carne, 2 bustine di cordiale... ma la parte «K» che interessa loro sono decisamente le barrette di cioccolato e una specie di biscotto, che qui chiamano «galletta». Tutte cose che per i poveri bambini dei campi, poterle avere è pura magia. Uno di loro è venuto nella nostra base un giorno che si era ferito una mano con un pezzo di vetro. Io non ero ancora qui a Beirut. Si chiama Mustafa. I medici italiani lo hanno curato prontamente e, da quella volta, anche lui si è molto affezionato a noi. È sempre al nostro campo base ed è diventato la nostra mascotte, un figlio adottato dal Contingente Italiano. Gli hanno fatto arrivare dall’Italia una bicicletta con cui va in giro tutto il giorno, quando non corre felice tra le nostre gambe. Noi soldati gli affidiamo piccole commissioni, tipo sigarette e cose così, e non manchiamo mai di dirgli che la guerra finirà presto e che noi italiani siamo qui per far tornare la pace... Insieme agli altri bambini, Mustafa va anche sotto le altane costruite a difesa del Comando, per chiedere ai carabinieri latte e biscotti. E se un militare, infastidito, cerca di cacciarli, i bambini (Mustafa in prima linea) corrono a lamentarsi con i nostri superiori, e costoro, bonariamente, redarguiscono il militare. Ben gli sta, dico io! Non sanno, gli stolti, che i bambini, in giro da soli, sono la nostra sicurezza? Ma non l’hanno ancora capito che, se spariscono, è certo che stanno per iniziare gli attacchi?

Durante i turni dinotte alla Postazione 23 dobbiamo stare maggiormente attenti. L’oscurità dei campi di Sabra e Shatila è totale e i cecchini sono appostati ovunque. So che non potrei farlo, ma accendo la torcia al minimo rumore.



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