icerbox Brusco Guccini by Unknown

icerbox Brusco Guccini by Unknown

autore:Unknown
Format: epub


I MUSICI

Così come sono cresciuto io, sono cresciuti anche i musicisti che ho intorno. C’è stata una evoluzione evidente, nella mia produzione.

Prima, il disco era usato dai musicisti

per farsi pubblicità.

Ognuno si ritagliava il suo assolo e faceva vedere al mondo quanto era bravo. Oggi non è più così: si lavora per il bene del pezzo, ci si intende subito, c’è grande affiatamento.

Francesco Guccini

Quella che oggi viene definita popular music è un tipo di espressione artistica di natura fortemente collettiva. Non inganni il fatto che l’opera musicale – la canzone, il disco – sia abitualmente legata al nome di un unico autore, o più esattamente di un unico interprete. La musica popolare contemporanea è sempre figlia di più mani. Per quanto si sforzi di enfatizzare, attraverso il termine cantautore, l’individualità di un soggetto che di essa è compositore e interprete, neanche la canzone d’autore fa eccezione a questa norma.

Alle radici della creazione artistica non c’è più un singolo, ma un collettivo, un momento storico, un luogo geografico, una ricezione. C’è, inoltre, un’industria musicale che ha tutto l’interesse nel marginalizzare la vecchia figura dell’auteur – la cui morte è stata decretata proprio da quel Roland Barthes invocato da Guccini1 – in favore del nuovo performer, dotato di un’immagine pubblica molto più vendibile.

Il caso di Fabrizio De André, immancabile pietra di paragone, è un esempio da manuale. In lui, fin dalla prima stesura, l’opera nasce quasi sempre dallo sforzo congiunto del cantautore genovese e del suo collaboratore di turno, cui solitamente è delegata la parte musicale2. Nondimeno, egli è stato a lungo ammantato dalla romantica aura del genio solitario. Per Francesco Guccini, al contrario, le collaborazioni alla prima stesura sono molto più sporadiche, per lo più distribuite durante la parte finale della sua carriera. Nel suo caso, è a partire dall’arrangiamento, dalla pre-produzione, che entra in azione la sua bottega. Ciò non toglie che anche la musica del cantore di Pàvana sia inevitabilmente cooperativa.

L’evoluzione di Guccini va di pari passo con quella dei suoi musicisti i quali, da semplici turnisti, diventano ben presto parte integrante di un progetto artistico comunitario. La stessa leadership del cantautore all’interno del gruppo, che si tenderebbe a ritenere assoluta, è sempre soggetta a un considerevole bilanciamento dei poteri, soprattutto all’interno dello studio di registrazione. Più che un leader assoluto, un capo carismatico.

I suoi “musici”, appellativo con cui ancora oggi propongono la loro rilettura del repertorio gucciniano, si inseriscono in quella che possiamo definire la generazione capostipite del moderno professionismo musicale. La loro rottura col pur recente passato è netta. Non è neppure necessario rivolgersi alla canzone d’autore, al progressive, o ad altri generi ritenuti più “impegnati”, per provarlo. È sufficiente ascoltare la produzione pop a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, per realizzare quanto appaiano lontani – per stile, linguaggio, sonorità – certi arrangiamenti e certe soluzioni considerate irrinunciabili fino a pochi mesi prima. Sì, perché i migliori turnisti del tempo – Tempera, Bandini, Tavolazzi, ma anche Di Cioccio, Mussida, Surdi, Radius, Cappellotto, e via dicendo –



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