icerbox Morris Wolfings by Unknown

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autore:Unknown
Format: epub


Capitolo XVI

Come l’Usbergo forgiato dai Nani fu

portato via dal Salone dei Daylings

Ora bisogna dire che al mattino presto, dopo la nottata in cui Gisli ebbe portato ai Domini dei Wolfings le notizie sulla Battaglia nella Foresta, un uomo giunse a cavallo da sud presso le terre dei Daylings. Era poco prima del sorgere del sole e vi erano solo poche persone in movimento nei dintorni. Egli cavalcò fin su al Salone e scese dal suo cavallo nero, lo legò ad un anello nel muro vicino alla Porta degli Uomini ed entrò producendo un rumore metallico, poiché indossava l’armatura, e aveva sulla testa un grande elmo con un ampio bordo.

Vi erano persone nel Salone ma solo in piedi, un’anziana donna arrivò da lui e lo osservò e vide dalla sua tenuta che era un uomo dei Goti e della stirpe dei Wolfings; allora lo salutò gentilmente, ma lui disse:

“Madre, sono venuto qua con un compito, e il tempo stringe.”

Ella rispose: “Certo, figlio mio; quali notizie rechi tu dal sud? Perché a guardarti direi che sei appena arrivato dall’accampamento.”

Disse lui: “Le notizie sono come ieri, tranne che Thiodolf condurrà l’esercito attraverso il bosco per cercare i Romani al di là di esso: di conseguenza presto ci sarà di nuovo battaglia. Vedi, Madre, c’è qui qualcuno che saprebbe riconoscere questo anello di Thiodolf, se per caso gli uomini dubitassero di me quando dico che sono stato mandato da lui per compiere il mio incarico?”

“Sì,” disse lei, “Agni lo riconoscerà; poiché egli conosce tutti i capi della Marca; ma qual è il tuo incarico e come ti chiami?”

“Presto detto,” disse lui, “io sono un Wolfing chiamato Thorkettle e vengo a portare via a nome di Thiodolf il gran tesoro, l’Usbergo forgiato dai Nani, che lasciò da voi quando partì da qui per il sud tre giorni fa. Ora fai venire Agni, che io possa averlo, perché il tempo preme incessantemente.”

Vi erano adesso tre o quattro persone riunite vicino a loro, ed una fanciulla tra questi disse: “Posso portare qui Agni, Madre?”

“Che bisogno c’è?” disse la vecchia, “lui dorme, e sarà difficile svegliarlo; poi è vecchio, quindi lasciamolo dormire. Andrò io a recuperare l’usbergo, perché so dov’è, e la mia mano lo troverà tanto facilmente come fosse la mia stessa cintura.”

Allora si incamminò verso la stanza dove venivano conservate tutte le cose preziose della famiglia; i tessuti fatti a mano venivano riposti in pregevoli cofani per mantenerli puliti dal vortice di polvere del Salone e dagli odori. I vasi d’oro e qualcuno in argento stavano sulle mensole di un armadio davanti al quale era appeso un velo ricamato; le armi e gli oggetti da guerra erano appese a dei perni lungo la parete, molte di esse erano lavorate con maestria, ed erano cesellate con l’oro e le pietre preziose: fra queste si trovava il portentoso usbergo splendente a vedersi, grigio scuro e sottile, perché era così abilmente forgiato che si appendeva in poco spazio. Quindi la vecchia lo tirò giù dal perno, lo maneggiò, e



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