Il brivido lungo il midollo: Racconto farmaceutico by Mario Mazzanti

Il brivido lungo il midollo: Racconto farmaceutico by Mario Mazzanti

autore:Mario Mazzanti [Mazzanti, Mario]
La lingua: ita
Format: epub
editore: Oakmond Publishing
pubblicato: 2018-10-18T05:00:00+00:00


Giovedì, 3 Marzo 1938

Lumezzane (Brescia)

Funerale di Giovan Battista Negri

Ore 11:00

La bambina avrebbe dovuto raggiungere le sue compagne per seguire il feretro all’uscita della chiesa ma non riusciva a staccare lo sguardo dal viso dell’uomo. Non aveva ascoltato quello che aveva detto il prete, non aveva pregato per l’anima del morto, limitandosi a muovere le labbra; se ne stava lì, ferma accanto ai suoi genitori, dimentica persino della sua bella uniforme con il berretto in maglia di seta nera e le scarpette con il laccio abbottonato di cui andava tanto fiera.

Sua madre possedeva un prezioso pendente d’opale che metteva nelle occasioni importanti, una pietra dal colore indefinibile, iridescente e screziato, di un verde ghiaccio che non avrebbe mai creduto di poter vedere negli occhi di un uomo. Era così assorta nella contemplazione di quegli occhi che, se non fosse stato per la spinta leggera che le aveva dato suo padre per indirizzarla verso le compagne, non si sarebbe nemmeno accorta che stavano già portando fuori la bara.

Gli occhi d’opale la guardarono un momento e le sorrisero. Forse l’uomo si era accorto di essere osservato o forse aveva notato la ragazzina che non si era ancora mossa per andare a formare il corteo, non avrebbe potuto dirlo, ma si sentì colta in flagrante e, mentre si muoveva maldestramente verso le amiche, era arrossita fino alle orecchie.

C’era l’intero paese al funerale di Giovan Battista Negri e almeno un centinaio di persone, per lo più industriali e notabili, erano arrivate da Brescia e da Milano. Lo stimato imprenditore dell’acciaio, tesserato del partito fascista, era stato brutalmente assassinato a casa sua due sere prima e circolava voce che fosse stato vittima di una vendetta da parte di alcuni sovversivi della zona.

Negri era un uomo importante, un bravo fascista a quanto pareva; la sua fabbrica dava lavoro a quasi tutta Lumezzane. Il suo acciaio finiva nei cantieri di mezza Italia, nelle stufe di ghisa, nelle armi di Beretta e in molto altro ancora. Era una perdita enorme per la comunità e in molti confidavano che la figlia più grande, Anna, avrebbe avuto il buon senso di sposare qualcuno in grado di portare avanti gli affari del padre: la signorina Negri non avrebbe dovuto permettere, in quei tempi difficili, che la fabbrica andasse in malora affamando l’intero paese.

La bara era stata portata a braccia dagli amici e dai parenti più stretti del defunto, fra cui spiccava il conte Aymo Maggi, e poi sistemata sulla carrozza funeraria trainata da sei cavalli neri. Raramente si erano viste da quelle parti esequie tanto sontuose. C’era persino un fotografo chiamato apposta da Salò a occuparsi dell’album in ricordo del funerale, com’era d’uso nelle famiglie più importanti e certamente più di uno scatto sarebbe finito sui giornali.

Quando i cavalli si avviarono, lentamente cominciò a muoversi anche quell’impressionante processione. Dietro al feretro le due figlie, Anna e Lidia, la sorella del morto Elisa, con la figlia Lia, il marito Francesco Rota e il podestà di Brescia, Pietro Bersi, insieme alle più alte autorità



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