Il giorno del giudizio by Salvatore Satta

Il giorno del giudizio by Salvatore Satta

autore:Salvatore Satta
La lingua: eng
Format: epub, mobi, azw3
Tags: Ambientato a Nuoro tra la fine '800 e i primi '900 Il giorno del giudizio è la storia dei Sanna Carboni, una famiglia di agiati notai, e insieme la storia di tutto il paese di Nuoro, dai notabili alle donne "ricche e pallide", dai pastori ai banditi, agli oziosi del Corso, ai preti, alle prostitute, ai vagabondi. Romanzo intenso e violento, possiede la singolare caratteristica di porsi nella storia e fuori dalla storia, per una sua capacità di rendere emblematiche le vicende asciutte e feroci che vi si svolgono. Pubblicato postumo, Il giorno del giudizio è già entrato nella storia letteraria del '900.Edizione su licenza temporanea delle Adelphi Edizioni Gruppo Editoriale Fabbri - Bompiani, Sonzogno, Etas S.p.A.I edizione "Tascabili Bompiani" aprile 1982Pagine 299


Stava là, quando non era a scuola, perché la casa che gli era rimasta gli riusciva

insopportabile, spoglia com'era di tutto, e la vista della moglie spettrale e dei figli

che giocavano in mezzo alle immondizie (tali gli parevano i mobili modesti e le

poche cose che l'arredavano) gli rendeva l'esistenza insopportabile. Ma poi la sua

pena era di quelle che hanno bisogno di testimoni, e ancora sopra tutto bisogno di

gente alla quale estendere il suo odio, chiuso nel cuore da tanti anni. Meditava di

presentarsi a Don Sebastiano a chiedergli la restituzione di Loreneddu, s'intende

contro il rimborso del prezzo da lui pagato all'asta venti anni prima. Qualcosa

avrebbe risposto. Intanto se ne stava lì, sulla sedia di ferro dalla quale debordava

l'enorme sedere e fulminava con gli occhi la gente che affollava i tavoli, come in

cerca di brighe. Ma nessuno gli dava retta.

E chi gli poteva dar retta quando tutti quegli avventori facevano circolo intorno a

maestro Manca, con Boelle Zicheri e Paolo Bartolino che lo provocavano, per

godersi le sue filastrocche, col miraggio di un bicchiere di vino di cui già non poteva

più fare a meno? Boelle Zicheri e Paolo Bartolino, se Don Ricciotti gli avesse

espresso l'idea di ricuperare Loreneddu, cioè di far sì che il fatto non fosse fatto, gli

avrebbero riso in faccia, e così tutti quelli che gli facevano corte. E avrebbe avuto

ragione, a meno di capovolgere il mondo. Boelle (che poi vuol dire Raffaele) e Paolo

Bartolino erano i personaggi più cospicui della vita del caffè, perché erano ricchi e,

come dimostrava il loro cognome, continentali di origine. Boelle era farmacista, ma

questo non vuol dire nulla, perché farmacista era anche il sig. Piga, quello della

bottega che frequentavano Don Sebastiano e gli altri nobili borghesi, il quale non

sapeva far altro che borbottare contro i medici che gli mandavano ricette illeggibili.

Nella farmacia di Boelle c'era una vetrina con su scritto a grandi caratteri «Veleni», e

la gente diceva che rinchiudeva là dentro i biglietti da mille. Paolo Bartolino già lo

conosciamo: era quel piemontese o figlio di piemontesi alto due metri, di cui qualche

vecchio diceva di averlo visto da bambino scalpellare col padre le lastre di granito

del corso: ma se così era, se n'era dimenticato, perché appena aperti gli occhi sulla

misera terra sarda, si era dato agli appalti e si era fatto la casa in stile veneziano che è

attaccata al caffè e sovrasta tutte le altre, ma sopra tutto non è triste, come quella

quasi dirimpetto di Don Sebastiano, perché ha le persiane tinte di rosso e qualche

fiore al balcone. Scapoli entrambi, avevano il passato avvolto in una opaca ragnatela

di favole, tessuta dalla fantasia dei casti nuoresi, e forse più dalle speranze deluse

delle nuoresi. Si diceva, ma a bassa voce, che quando venivano giù dalla Toscana i

distruttori dei boschi, e Nuoro era appena una lustra, essi tenessero banchetti nelle

loro case, e si facessero servire da Gigia, tutta nuda, la bellissima donna che ora,

ridotta in miseria e mezza pazza, faceva quasi senza accorgersene la prostituta in San

Pietro. Correva anche la voce che avessero preso la sifilide, la quale era più un

peccato che una malattia.



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