Il giudice dei minori by Luigi Fadiga

Il giudice dei minori by Luigi Fadiga

autore:Luigi Fadiga [Fadiga, Luigi]
La lingua: ita
Format: epub
Tags: Diritto, Farsi un'idea
editore: il Mulino
pubblicato: 2010-02-14T23:00:00+00:00


Giudice o operatore sociale?

Nasce così in quell’epoca, e si sviluppa negli anni successivi, un giudice minorile di tipo nuovo. È un giudice attento ai problemi del mondo giovanile, capace di ascoltare e di entrare in relazione con gli altri, consapevole che, oltre al diritto e alle sue tecniche, altri saperi gli sono necessari per comprendere i problemi dell’età evolutiva e per cercare di darvi risposta.

Non si sente più un giudice di serie B: sceglie lui stesso di lavorare nella giustizia minorile. È consapevole della delicatezza dei suoi compiti e della dignità del suo ruolo. Applica la nuova legge privilegiandone le interpretazioni più rispettose della personalità del minore e del suo bisogno di affetto e di cura. È a conoscenza di cosa significhi il rischio in età evolutiva; sa che, diversamente dai colleghi dei tribunali ordinari, non può disinteressarsi del risultato delle sue decisioni, ma deve seguire la vicenda umana del minore sino al suo esito, e cioè sino alla realizzazione di quei diritti che gli erano stati violati o negati. È dunque un giudice che tutela e promuove i diritti del minore: nel senso che non rimane inerte ma interviene con tempestività, consapevole che i tempi del bambino non sono quelli della giustizia ordinaria. Si attiva d’ufficio quando la legge gliene dà il potere, quando cioè la situazione di abbandono richiede urgenti misure di protezione. Utilizza lo strumento giuridico nell’ambito di un progetto elaborato con i servizi, volto a ripristinare condizioni di vita che assicurino al minore il diritto a un armonioso sviluppo. Cerca di sensibilizzare i genitori alle esigenze del figlio, e nel fare ciò ricerca, fin dove è possibile, di acquisirne il consenso e di coinvolgerli in un progetto condiviso. Con tutte le garanzie processuali previste dalla legge, quando i tentativi di recupero della famiglia d’origine sono falliti o si rivelano inutili, dichiara lo stato di abbandono del minore, e si attiva per cercargli e trovargli una famiglia di adozione, che realizzi così il suo diritto a crescere nell’affetto di due nuovi ma veri genitori.

Questo giudice, che fu detto «promotore», trova ben presto avversari accaniti. Tra questi c’è chi – come la senatrice Marinucci, all’epoca sottosegretario alla Sanità – parla di una cultura che produce disastri; di una pericolosa ideologia nata dallo svolgimento di ruoli di supplenza, favorita dalla separatezza dell’organo giudiziario minorile e dal conseguente isolamento in cui i giudici minorili si sarebbero venuti a trovare. Secondo questa tesi (e secondo la senatrice Marinucci) tutto ciò ha finito col portare la figura del giudice minorile a un progressivo allontanamento da quella degli altri giudici, spesso alla sua immedesimazione in funzioni tipicamente amministrative e assistenziali. Questa critica (che peraltro sarà largamente ripresa nei decenni seguenti) mostra di ignorare la storia non solo italiana della giustizia minorile. Non di allontanamento si trattava infatti, ma della graduale e faticosa acquisizione di una professionalità specifica: quella che, ignorata dalle scuole di giurisprudenza e preclusa dalle occasioni di formazione offerte allora, i giudici operanti nei tribunali per i minorenni erano costretti a farsi da sé.



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