Il mare non bagna Napoli [Ladri di Biblioteche] by Anna Maria Ortese

Il mare non bagna Napoli [Ladri di Biblioteche] by Anna Maria Ortese

autore:Anna Maria Ortese [Ortese, Anna Maria]
La lingua: ita
Format: epub
pubblicato: 2013-04-24T04:00:00+00:00


IL SILENZIO DELLA RAGIONE

La sera scende sulle colline

La sera del 19 giugno (sera per modo di dire, essendo il cielo chiarissimo e il sole ancora fisso a mezzo il mare, con uno sguardo intento), presi un tram della linea 3, che percorre tutta la Riviera di Chiaia e termina a Mergellina, sedetti in un angolo, vicino a una donna senza naso, che portava in grembo una grossa pianta, e mi misi a pensare con quali parole avrei giustificato la mia visita a Luigi Compagnone, impiegato all'Ufficio Prosa di Radio Napoli, che non vedevo da molto tempo, e dal quale appunto stavo andando. Avevo bisogno di alcune informazioni sui quattro o cinque scrittori giovani di Napoli, Prisco, Rea, Incoronato e La Capria (che aveva il suo primo romanzo in via di stampa presso un editore del Nord); non escludevo Pratolini, benché l'autore di Cronache di poveri amanti non potesse dirsi napoletano, né alle prime armi ma avevo saputo ch'era sul punto, se già non lo aveva fatto, di lasciare definitivamente la città. Dal Compagnone, che per un certo tempo in casa li aveva avuti tutti, speravo qualche notizia più particolare, maliziosa, di quelle che sollevano tanto il tono di un articolo. "Che cosa fanno i giovani scrittori di Napoli" era il titolo del mio articolo, destinato a un settimanale illustrato.

Non si poteva dire che quel tram corresse. Andava con un ritmo così lento, benché a Piazza Vittoria, quando ero salita, si potesse dire normale, da favorire il sospetto che il conducente si fosse addormentato, oppure, con un mezzo occhio aperto, giacesse ferito sul suo seggiolino. In realtà, quell'uomo dalla giubba sbiadita e priva di bottoni, sedeva regolarmente alla guida, ma rallentava sempre più l'andatura, a causa delle cattive condizioni della strada, che appariva addirittura sconvolta.

Sporgendomi dal finestrino, vidi per l'estensione di un chilometro e più, quanto è lunga la Riviera di Chiaia, un vero formicolìo di uomini seminudi, grigio il dorso, grigi i calzoncini, grigia la testa e le mani con cui lavoravano a rompere le pietre. I basoli della strada erano tutti smossi, conferendole l'aspetto di un torrente in piena, le torbide acque, precipitose e oblique, improvvisamente drizzate e pietrificate. Molte strade, quando certi lavori sono in corso, assumono questa espressione agitata e squallida. Ma qui si avvertiva qualcosa di diverso, che in breve costringeva a rifiutare, per una definizione, i due aggettivi nominati. No, non si poteva parlare né di agitato né di squallido; questa strada, piuttosto, rimaneva ridente e terribile, come appunto l'espressione d'intelligenza e bontà che appare talora sul viso ai defunti. Era una strada defunta, così almeno la definii nel mio cuore, sperando poterle trovare in seguito un attributo meno intenso ed irrazionale, cosa che invece non fu possibile.

Ritrovavo a destra del percorso le medesime case dell'800 e i palazzi del '6700, che un tempo si erano sostituiti lentamente alle povere case dei pescatori, numerose, due secoli fa, in quella zona urtata direttamente dal mare. Nulla di più grazioso e ridente, anche dopo i selvaggi anni



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