il racconto del cortigiano by Edgarda Ferri

il racconto del cortigiano by Edgarda Ferri

autore:Edgarda Ferri [Ferri, Edgarda]
La lingua: ita
Format: epub
editore: Solferino
pubblicato: 2021-07-25T16:00:00+00:00


Racconto numero dieci

Mantova, 1513-1516

Il 9 marzo dell’anno 1513, con il nome di Leone X, Giovanni de’ Medici era stato eletto papa. Destinato dal padre, il Magnifico Lorenzo, alla carriera ecclesiastica, a sette anni aveva preso la tonsura. Pur non essendo sacerdote, era stato nominato cardinale e diaconale della chiesa di Santa Maria in Domnica. Aveva tredici anni e fino ai sedici era stato costretto a tenere segreto il suo titolo, altrimenti inammissibile. Il giorno stesso della sua elezione, era stato ordinato sacerdote. Prima di diventare papa, aveva abitato nella residenza romana dei Medici insieme alla cognata Alfonsina Orsini, vedova di Piero, e i suoi figli Lorenzo e Clarice, la mia mancata sposa. Conoscevo perfettamente l’enorme palazzo non lontano dalla chiesa di Santa Maria del Pantheon acquistato a rate e restaurato dall’architetto Giuliano da Sangallo. Durante il mio lungo soggiorno al seguito di Guidubaldo da Monte­feltro, Giovanni de’ Medici aveva ospitato i miei cavalli spaventosamente insaziabili. Per ricompensare la sua cortesia mi ero fatto mandare da Mantova due levrieri bellissimi.

Il 19 marzo avevo partecipato alle cerimonie e ai festeggiamenti per la sua incoronazione. Il 7 aprile, scortato da trecento cavalieri, Francesco Maria della Rovere era arrivato a Roma per rendergli omaggio e baciargli il piede. Leone X lo aveva ringraziato pubblicamente per aver convinto gran parte dei cardinali a sostenere la sua candidatura. Il giorno seguente, festa di san Leo e anniversario della battaglia di Ravenna, aveva preso ufficialmente possesso della basilica di San Giovanni in Laterano. In strettissimo lutto per la morte dello zio, papa Giulio II, il duca di Urbino indossava una veste di velluto nero lunga fino ai piedi con la coda e un cappuccio calato fino agli occhi.

Verso la fine del mese, la Spagna e Venezia si erano riappacificate con la Francia. L’11 maggio, Elisabetta Gonzaga mi aveva scritto dall’Imperiale di Pesaro, la più bella residenza estiva della famiglia Montefeltro: «Vi desideriamo e aspettiamo con desiderio». Sarei andato a trovarla di corsa se il duca di Urbino non mi avesse incaricato di seguire le mosse del nuovo pontefice. Come infatti accadeva a ogni morte di papa, si aspettavano terremoti fra i prelati e cambiamenti fra i principi. Per sé, prevedeva sconquassi: era un della Rovere e dallo zio Giulio II aveva ricevuto privilegi non sempre meritati. Nessuna riconoscenza si aspettava inoltre per l’ospitalità offerta da Elisabetta Gonzaga e Guidubaldo da Montefeltro quando, bandito da Firenze insieme al fratello Giuliano, aveva a lungo abitato l’appartamento d’onore del Palazzo Ducale. Abituati alla gran vita, gli esuli erano arrivati con la loro corte, i cavalli, i giullari, le donne, Giuliano aveva addirittura generato un figlio con una dama di Elisabetta; e mentre i duchi dovevano risparmiare persino le candele, loro mangiavano pesce fresco fatto arrivare ogni giorno dal mare Adriatico.

La prima mossa di Leone X era stata l’eliminazione dei vecchi e alti funzionari curiali, sostituiti con amici e parenti. I nipoti Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi erano stati nominati cardinali. Raphael Sanctio era stato incaricato di aggiungerli al



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