IL VOLO DEL CALABRONE by ken follet

IL VOLO DEL CALABRONE by ken follet

autore:ken follet [follet, ken]
La lingua: ita
Format: epub
Tags: italiano, no cover, archivio italiano
pubblicato: 2012-02-07T11:17:47+00:00


15

Il primo giorno di lavoro alla fattoria andò meglio di quanto Harald avesse sperato. Il vecchio Nielsen aveva una piccola officina abbastanza attrezzata perché lui potesse aggiustare praticamente qualsiasi cosa. Aveva riparato alla bell'e meglio la pompa dell'acqua di un aratro a vapore, saldato un perno a un cingolo di caterpillar e scoperto il cortocircuito che ogni sera faceva saltare le valvole della casa colonica. In cambio aveva mangiato aringhe e patate insieme ai braccianti.

La sera era rimasto un paio d'ore nella taverna del villaggio in compagnia di Karl, il figlio minore del fattore, ma aveva bevuto solo due bicchieri piccoli di birra, rammentando ancora gli effetti della sbronza di una settimana prima. Tutti parlavano dell'invasione dell'Unione Sovietica da parte delle truppe di Hitler. Le notizie non erano buone, la Luftwaffe affermava di aver distrutto a terra milleottocento aerei sovietici nel corso di attacchi lampo. Nella taverna, tutti erano convinti che Mosca sarebbe caduta prima dell'inverno, tutti tranne il comunista locale, ma anche lui sembrava preoccupato.

Harald se ne andò presto perché Karen gli aveva detto che forse sarebbe andata a trovarlo dopo cena. Tornando verso il vecchio monastero, si sentiva stanco ma soddisfatto. Quando entrò nell'edificio in rovina, rimase stupito nel trovarvi il fratello, intento a osservare l'aereo abbandonato. «Un Hornet Moth» disse Arne. «La carrozza volante del gentiluomo.»

«È un rottame» replicò Harald.

«Non esattamente. Il carrello è solo un po' piegato.»

«Secondo te, com'è successo?»

«Durante l'atterraggio. La coda dell'Hornet Moth tende a sbandare fuori controllo, perché il carrello principale è troppo in avanti. Ma la struttura che regge le ruote non è progettata per sopportare le sollecitazioni trasversali, e così quando cambi bruscamente direzione può piegarsi.»

Harald vide che Arne aveva un aspetto orribile. Invece dell'uniforme dell'esercito indossava una giacca di tweed consunta e calzoni di velluto a coste sbiaditi. Si era tagliato i baffi e nascondeva i capelli mossi sotto un cappello bisunto. In mano teneva una macchina fotografica molto compatta, una 35 millimetri. Invece del solito sorriso spensierato, sul suo volto era dipinta un'espressione tesa. «Cosa ti è successo?» chiese Harald, ansioso.

«Sono nei guai. Hai qualcosa da mangiare?»

«No. Ma possiamo andare alla taverna...»

«Non posso farmi vedere in giro. Sono ricercato.» Arne azzardò un sorriso stentato che si trasformò in una smorfia. «Ogni poliziotto della Danimarca ha la mia descrizione e ovunque a Copenaghen ci sono manifesti con la mia faccia. Un poliziotto mi ha inseguito per tutto lo Strøget e sono riuscito a sfuggirgli per un pelo.»

«Sei nella Resistenza?»

Arne esitò, poi si strinse nelle spalle e rispose: «Sì».

Harald era eccitato. Sedette sul ripiano che usava come letto e Arne andò a mettersi accanto a lui. Pinetop, il gatto, comparve dal nulla e andò a sfregare la testa contro la gamba di Harald. «Allora lavoravi già con loro, quando te l'ho chiesto tre settimane fa a casa?»

«No, allora no. Agli inizi mi hanno lasciato fuori. A quanto pare non mi consideravano adatto per l'attività clandestina. E avevano ragione. Ma ora sono disperati e così hanno tirato dentro anche me. Devo scattare delle foto di una certa attrezzatura nella base tedesca di Sande.



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