Metamorfosi by Ovidio

Metamorfosi by Ovidio

autore:Ovidio
La lingua: ita
Format: epub
editore: UTET
pubblicato: 2012-12-31T16:00:00+00:00


LIBRO OTTAVO

Quando già Lucifero, scacciando le ombre della notte, apriva il giorno luminoso, cadde l’Euro e in cielo si accumularono nuvole cariche di pioggia: il mite Austro agevolò agli Eacidi e a Cefalo la navigazione per il ritorno, che spinti da quel vento raggiunsero felicemente prima del previsto i porti 5 verso cui si erano mossi. Frattanto Minosse devasta le coste dei Lelegi e mette alla prova la forza del suo esercito contro la città di Alcatoe, su cui regnava Niso; tra i candidi e venerati capelli di costui, in mezzo al capo, spuntava un capello rosso come la porpora, garanzia della durata del suo vasto 10 regno.

Per la sesta volta aumentavano le corna della luna nella fase crescente ed era ancora indeciso l’esito della guerra: a lungo la Vittoria volava tra l’uno e l’altro belligerante con ali incerte. Una torre destinata al re si ergeva addossata alle mura dotate di suono, sulle quali si dice che il figlio di Latona 15 avesse posato la sua lira dorata: il suono di questa si trasmise alle pietre. Spesso la figlia di Niso soleva salire fin lì e colpire con piccoli sassi le mura risonanti, allorquando regnava la pace; ma anche durante la guerra era solita guardare da lì i furibondi combattimenti; e ormai, per il prolungarsi 20 della guerra, conosceva anche i nomi dei capi e le loro armi, i cavalli, i costumi e le faretre di Cidone. Prima degli altri conosceva l’aspetto del condottiero, il figlio di Europa, anche più di quanto fosse necessario. A suo giudizio Minosse, sia quando si copriva il capo con l’elmo ornato del cimiero, 25 era bello sotto quell’elmo; sia quando imbracciava lo scudo di bronzo fulgente, gli dava decoro il fatto stesso di imbracciare lo scudo; se brandiva un flessibile giavellotto contraendo le braccia, la fanciulla ne ammirava l’abilità congiunta alla vigoria; se, dopo aver incoccato la freccia, aveva 30 piegato il grande arco, essa giurava che così si ergeva Febo una volta prese le frecce; quando poi, toltosi l’elmo, scopriva il viso e avvolto nella porpora stava in groppa a un cavallo bianco dalla colorata gualdrappa, stringendo il morso sulla sua bocca bavosa, a stento la vergine figlia di Niso era se 35 stessa, a stento restava in possesso della ragione: chiamava felice il giavellotto che quello toccava, felice il freno che quello stringeva con le sue mani. Sente l’impulso di andare, ove fosse possibile a lei fanciulla, in mezzo alla schiera dei nemici; è tentata di lanciarsi dalla sommità della torre negli 40 accampamenti cretesi oppure di aprire al nemico le porte di bronzo o fare qualunque altra cosa volesse Minosse. Ogni volta che se ne stava seduta guardando le bianche tende del re di Creta «Non so — diceva — se gioire o dolermi che sia in atto una guerra lacrimevole: mi dolgo, perché Minosse è 45 per me innamorata un nemico: ma, se non ci fosse stata la guerra, giammai l’avrei potuto conoscere. Tuttavia potrebbe por fine alla guerra prendendomi come ostaggio: mi avrebbe compagna e pegno di pace.



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