Non dipingerai i miei occhi by Grazia Pulvirenti

Non dipingerai i miei occhi by Grazia Pulvirenti

autore:Grazia Pulvirenti [Pulvirenti, Grazia]
La lingua: eng
Format: epub
editore: Jouvence
pubblicato: 2020-04-20T14:42:39+00:00


Più forte che la morte

I tetti di Parigi

Dipinto di Jeanne Hébuterne

Sono scappata. All’alba, la casa nel sonno, la città ancora invisibile per la nebbia. Tu non sei venuto a prendermi, io morivo. Vedevo la morte farmi visita al mattino con un cappello nero a tesa larga, le apparenze di un sacerdote. È il sacerdote che mi ha battezzato e che, dice mio padre, mi maledice e non mi perdona. Ora lui è la morte che mi cerca, per sottrarmi alla rovina. Ma senza te la morte non mi avrà, mi cercherà invano. Mi attenderà. Non ora. Non prima di essere di nuovo con te. Tu non sei venuto a prendermi. André mi ha scritto ancora, sa da amici che ti scopi Elvira, e dicono anche che stai con Lunia, che la sera ti hanno visto mentre l’abbracciavi e la baciavi davanti alla Rotonde. Io non ci credo. O forse è vero, Lunia c’era prima di me e ti ama. Noi però siamo anime che si conoscono da mille e mille anni. Quando c’incontrammo ci siamo solo ritrovati dopo secoli di lontananza. Quando ci siamo ritrovati siamo nati nuovamente, eravamo insieme prima che il mondo fosse. Dal suo amore la riconoscerai. Non ci sono segreti, non ci sono parole. Solo anima. Solo quello che tu e io sappiamo da sempre. E con te parlerò sempre, anche nel silenzio, il nostro amore non ha bisogno di parole. E con te piangerò se tu piangerai e sarò triste se tu lo sarai e vedrò il mondo solo se tu lo vedrai con me. E saremo felici nel pensiero di ciò che non potrà essere su questa terra. Ora sono qui sola, nella tana. E tu sei dentro di me.

Davanti ai miei occhi i rami dell’albero disseccato nel cortile formano una ragnatela. Devo liberarmene, altrimenti la vista si spezza e non va oltre, non penetra la vita delle case e degli abbaini, non s’insinua nel mondo che mi circonda. Se lo dipingo quel mondo, con i suoi cortili, i suoi tetti frastagliati, i muri sghembi, allora vedo anche un po’ il cielo. Allora posso navigare oltre il tramonto e le stelle a occidente.

Modigliani con il cappello

Disegno di Jeanne Hébuterne

Malinconico ma anche superbo, come sempre, e splendido. Sei rientrato, mi hai sorriso, come se nulla fosse accaduto in questi giorni, mi hai abbracciata, mi hai spogliata, lentamente, senza dire una parola. Neanche io ho potuto dire nulla. Insieme tutto si cancellava, quei giorni d’abbandono sembravano un incubo che si disfaceva al mio risveglio fra le tue braccia. Ci siamo amati, con la stessa intensità, lo stesso languore della prima volta.

«Jeannette, quando ti ho vista, solo allora è cominciata la vita.»

«Io ti conoscevo da prima, molto prima che tu mi vedessi.»

«Io ti conoscevo da sempre. Tu, quando mi hai visto la prima volta?»

«Alla mostra di Kisling. Ma non ti ho guardato negli occhi quella volta. Avevo paura, mi sono nascosta. In un attimo ho sentito tutta la tua malinconia, la tua tracotanza, la tua bontà: come non avere paura? Cercai un rifugio da cui scrutarti per scoprire il tuo mistero.



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