Notti di dicembre. Racconti di Natale dell’Ottocento by Autori Vari

Notti di dicembre. Racconti di Natale dell’Ottocento by Autori Vari

autore:Autori Vari
La lingua: ita
Format: azw3, mobi
editore: Sellerio
pubblicato: 0101-01-01T00:00:00+00:00


III

Si vestì lentamente, si rase la barba, e dopo aver bevuto il latte caldo che gli aveva portato Gredel, caricò una pipa e sedette a un tavolino di lavoro.

– Infine – disse a un tratto levandosi, – io ho una gran curiosità di vedere in faccia questa gente che dà così esagerati timori a Schwartz. È meglio che non perda tempo. Ci andrò proprio ora.

E chiamò:

– Gredel!

La serva si fece veder subito entro la porta con in mano le scarpettine della signora Van Predemus.

– Avete spazzolato bene i miei abiti nuovi? – chiese il borgomastro.

– Sì, signor borgomastro, dall’ultima volta che li avete indossati.

– Portateli qui.

– Qui? – disse Gredel meravigliata.

– Qui proprio. Che ci trovate di strano? Mi vesto dove credo.

Gredel portò gli abiti e li messe sulla seggiola, nell’angolo.

Rimasto solo il borgomastro andò a chiudere la porta dello studio, infilò i calzoni nuovi e un pastrano color nocciola sotto a cui spiccava straordinariamente il verde chiaro d’un panciotto dai bottoni dorati. Rifece il nodo della cravatta, e si contemplò due o tre volte nello specchio sul caminetto. Poi da un piccolo fodero del tavolino mise fuori due anelli d’oro e una bella tabacchiera d’argento. Gli anelli ornarono le dita grassocce e ben fatte che altra volta avea lodate la stessa signora Van Predemus. La tabacchiera sparì nella profondità delle tasche del panciotto.

Chi vide uscire dal suo palazzetto il degnissimo borgomastro d’Erlangen, in quel giorno, dovette credere a qualche seduta straordinaria del consiglio tanto le sue scarpe a fibbia lucevano e la mazza a pomo d’avorio batteva gravemente sul selciato.

Adamo Van Predemus prese lentamente la via del mulino di Kobus e, avvicinandosi sempre più alla spianata ove attendevano i saltimbanchi, sentì un certo battito più frequente al cuore che lui volle ingenuamente attribuire alla fatica della salita, perché sino al mulino la strada era angosciosa davvero.

– Oh! mio Dio! – fece con un gran sospiro, quando fu in piano.

A destra appariva la baracca, alla quale si stava ancora lavorando per darle forma di teatro. Splendeva un bel sole, il grande abete accosto al mulino n’era tutto lumeggiato.

Alla baracca lavoravano tre o quattro persone che avevano faccia e vesti così bizzarre da far credere a individui scappati ora dal manicomio. Due bambini sparuti li aiutavano, portando tavole e trascinando enormi pezzi di tela che veniva subito inchiodata alle pareti esterne. Una frotta di monelli guardava curiosamente per le connessure delle tavole mentre qualcuno di loro più ardito si ficcava dentro nel recinto con la scusa di portar qualche cosa.

– Salute all’illustrissimo borgomastro Van Predemus – fece una voce dietro Adamo.

Il borgomastro si volse e si vide innanzi un uomo piccolo e bruno che si chinava salutandolo sino a toccar terra con la tesa del cappello.

– Chi siete? – chiese Adamo pigliando una posa piena di serietà.

– Roberto Guelapin, direttore della compagnia, ventriloquo, uomo-pulce al vostro servizio, signor borgomastro – seguitò senza dargli tempo; – è venuto certamente ad onorare di una sua visita la nostra povera stalla. Giusto, ho un cavallo che ho comperato quindici giorni fa in Handa.



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