Parazzoli Ferruccio - 2011 - Altare della patria. Adesso viene la notte by Parazzoli Ferruccio

Parazzoli Ferruccio - 2011 - Altare della patria. Adesso viene la notte by Parazzoli Ferruccio

autore:Parazzoli Ferruccio [Parazzoli Ferruccio]
La lingua: ita
Format: epub
Tags: Fiction, General
ISBN: 9788865761403
Google: XYYeLIpWJloC
editore: Il Saggiatore
pubblicato: 2011-10-11T22:00:00+00:00


Camera e studio privato del Papa.

Il Papa è rientrato nello studio personale, al terzo piano del palazzo di San Damaso. Siede allo scrittoio dove la luce è rimasta accesa e, affranto, spaventato, inizia nuovamente a scrivere. È piegato sul foglio, il crocefisso d’argento che si è riappeso al collo tintinna contro il bordo del piccolo tavolo da lavoro.

Sa che deve farlo. Quell’uomo, del quale ha visto l’immagine oscura contro lo stipite della finestra mentre la folla gridava «Viva il Papa!», aspetta ormai soltanto questo. È stato condannato a morte due volte, dagli amici e dai nemici. Il Regista ha condotto bene il dramma. Il Papa non ha scelta. Se Dio non risponde, toccherà a lui rispondere, non più nel nome di Dio, ma nel proprio: Giovanni Battista Montini, Concesio, Brescia, 26 settembre 1897, secondogenito di Giorgio Montini e Giuditta Alghisi.

«Io scrivo a voi, uomini delle Brigate Rosse…» Si ferma. Ha un istante di perplessità. Uomini? È giusto chiamarli uomini? E come, altrimenti? Se è certo che abbiano un’anima, come è certo che l’hanno poiché l’anima non viene da Dio ma nasce dal basso, con il corpo, se è certo che abbiano un’anima, a chiunque l’abbia spetta il nome di uomo. Quanto alla sua immortalità, che ognuno se la guadagni.

Il Papa sorride. Nessuno l’ha mai visto sorridere, se non in rare fotografie familiari.

Ma ora, Paolo VI sorride al pensiero dei miliardi di anime, dei milioni di miliardi di anime che, conficcate nei corpi, si impegnano a crescere, a tendere il proprio fragile stelo verso la luce, in attesa del fiore; oppure, appesantite e marce, si abbandonano al nulla per restare nulla nel nulla in un tempo senza tempo.

Riprende a scrivere. Ora la penna procede speditamente sul foglio.

«Io scrivo a voi, uomini delle Brigate Rosse…»

È uno scritto di tre fogli, il primo aperto dallo stemma pontificio, il terzo chiuso dalla firma: “Paulus P.P. VI”.

Depone la penna, rilegge quanto ha scritto. Guarda l’ora sul quadrante della vecchia sveglia che tiene sempre accanto a sé, sul tavolo o sul comodino. È un regalo di sua madre nel giorno in cui partì per Varsavia, nel lontano 1923, addetto alla nunziatura apostolica.

È tardi per chiamare don Macchi. Del resto, a quest’ora, le redazioni hanno già chiuso il giornale, i fogli sono già in stampa, tra poco usciranno i furgoni per la consegna alle edicole. Domani, appena farà giorno.

Il Papa è stanco. È incerto se recarsi in cappella per l’ultima preghiera prima di concedersi poche ore di sonno. Sa che dovrebbe farlo: accompagnare la lettera con la preghiera. Ma ne prova ripugnanza. Nell’anima gli scende lo sgomento. Poi, ammaestrato dalla familiarità con la mistica, capisce. È ancora un assalto dell’Avversario che tenta l’ultima mossa di quella notte oscura.

Andrà in cappella, pregherà. Che Dio taccia o no, il Papa pregherà.

Si alza. La stanza, appena rischiarata dalla luce verde della lampada da tavolo, è immersa nella penombra. Il letto, l’armadio, le sedie, la poltrona, lo scaffale con i libri da cui non si è mai separato, sono sagome buie.

Sull’altare,



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