Saggi per un'altra storia dell'arte by Francesco Arcangeli

Saggi per un'altra storia dell'arte by Francesco Arcangeli

autore:Francesco Arcangeli [Arcangeli, Francesco]
La lingua: ita
Format: epub
editore: La nave di Teseo
pubblicato: 2022-09-22T00:00:00+00:00


* Mostra dei Carracci. Catalogo critico, a cura di Gian Carlo Cavalli, Francesco Arcangeli, Andrea Emiliani, Maurizio Calvesi, Alfa, Bologna 1956.

PARTE TERZA

IL SEICENTO

Gian Martino Spanzotti e Tanzio da Varallo

(1575-1633)

Due pittori piemontesi*

Si chiamarono: Gian Martino Spanzotti, casalese, nato sul 1450-1455 e morto fra il 1526 e il 1528, e Antonio Tanzio, detto Antonio Tanzio da Varallo, nato presso Alagna, sotto il Monte Rosa, verso il 1575, morto intorno al 1635. Entrambi dipinsero quadri d’altare (il Tanzio anche bellissimi ritratti), ma soprattutto grandi cicli ad affresco, dove l’arte si allarga con potenza corale e, attraverso le sacre storie, incarnate con toccantissima, moderna umanità, un individuo pittore si fa epico, drammatico interprete dei caratteri e delle vicende della sua gente. Sa di quali artisti si tratti chi, dello Spanzotti, conosce le Storie della Vita di Cristo a San Bernardino di Ivrea e, del Tanzio, gli affreschi del Sacro Monte di Varallo e quelli dell’Angelo Custode a San Gaudenzio di Novara. Eppure, non dico ai lettori bolognesi, ma ai piemontesi stessi credo che nomi ed opere sian tuttora non troppo noti; e mi pare francamente ingenua l’euforia del Battisti che, leggo ora sul “Mondo”, parla ormai di “celebrità nazionale” per “la grande pittura del Piemonte”.

Il fatto è che il recupero dell’arte “padana” o “lombarda” (nel senso più lato e antico del termine che esclude solo Venezia) è appena iniziato e, pur continuando con buona solerzia filologica, sembra, dopo il grande sforzo ideologico, critico e sentimentale del Longhi, nuovamente intimidito dalle accuse di municipalismo, regionalismo, ottocentismo, da più parti insorgenti. Parrebbe non si fosse lavorato che per dar ragione a Delleani o al Gola, per affogar le ragioni del nostro Rinascimento o della più intellettuale arte moderna, entro la melma d’un facile e basso naturalismo. Ma la cosa più incredibile, anche socialmente, è che la parte d’Italia che più è in grado di produrre lavoro e ricchezza, e qualche condizione di vita moderna, dovrebbe continuare a ignorare la propria grande tradizione, per inerte ossequio alla assodatissima civiltà artistica tosco-romana, o di Venezia. Può ancora capitare che chi lavora in altra direzione sia posto sotto accusa immediata d’aver detto male di Giotto, di Michelangelo, di Tiziano. Come se Wiligelmo e il Caravaggio fossero di statura inferiore e non avessero, in due momenti capitali della storia, mosso l’Italia e il mondo. Tuttavia, una nuova condizione di vita e d’arte (come sempre attiva nel presente, volta al futuro, ma anche retrospettiva) non può non cercare, con piena attualità di ragioni, di confermar se stessa. Se non mancheranno queste ragioni (in cui si includono quelle materiali), il lavoro di recupero ovviamente proseguirà. È esistita infatti, in Italia del Nord, legata a caratteri d’Europa altrettanto e più che a quelli del Mediterraneo, una civiltà profonda e continuativa, terrigena, empirica, attiva; fiduciosa che le idee accompagnino, non precedano, la sperimentazione; una civiltà antifideistica ma religiosa, antiumanistica ma umana, antiolimpica e naturalmente vitale. Una ragione per cui la sua arte fu dimenticata, o svilita al confronto di quella rinascimentale fu, probabilmente, la sua stessa propensione alla concretezza delle cose anziché all’astrattezza del logos.



scaricare



Disconoscimento:
Questo sito non memorizza alcun file sul suo server. Abbiamo solo indice e link                                                  contenuto fornito da altri siti. Contatta i fornitori di contenuti per rimuovere eventuali contenuti di copyright e inviaci un'email. Cancelleremo immediatamente i collegamenti o il contenuto pertinenti.