Star Wars 3 - L'ultima missione by Timothy Zahn

Star Wars 3 - L'ultima missione by Timothy Zahn

autore:Timothy Zahn [Zahn, Timothy]
La lingua: ita
Format: epub
Amazon: B00D6821DW
editore: Multiplayer.it Edizioni
pubblicato: 2013-06-02T22:00:00+00:00


15

La fortezza di Hijarna era in rovina da mille anni o giù di lì quando la Quinta Spedizione di Alderaan l’aveva vista vegliare, silenziosa e deserta, su un mondo altrettanto silenzioso e deserto. Maestosa nella sua pietra nera di incredibile durezza, si ergeva su un’alta e scoscesa montagna e si affacciava su una pianura solcata dai segni profondi di una distruzione spietata. Per alcuni quella fortezza misteriosa era un tragico monumento, un ultimo, disperato tentativo di difesa da parte di un mondo cinto d’assedio. Per altri, invece, era stata proprio la fortezza, cupa e malvagia, a scatenare l’assedio e la distruzione che ne era seguita.

Per Karrde, in quel periodo, era un rifugio.

«Certo che te li sai scegliere», osservò Gillespee posando i piedi sul bordo della consolle di comunicazione e guardandosi in giro. «Come hai trovato questo posto?»

«Era nei vecchi archivi», rispose Karrde guardando il monitor e lanciando il programma di decodificazione. Apparve una mappa stellare accompagnata da poche righe di testo…

Gillespee fece un cenno con il capo a Karrde. «È il rapporto di Clyngunn?»

«Sì», rispose Karrde tirando fuori la data card. «Per quel che vale.»

«Non dice niente di nuovo?»

«Nessuna indicazione del traffico di cloni né su Poderis, né su Chazvva, né su Joiol.»

Gillespee posò i piedi per terra e si alzò. «Be’, allora», disse avvicinandosi all’appendifrutta che qualcuno aveva lasciato su un tavolino e prendendo un driblis. «Sembra proprio che l’Impero non passi più per il settore di Orus. Se mai ci è passato.»

«Data la mancanza di .dati, propenderei per quest’ultima ipotesi», disse Karrde scegliendo una card fra quelle inviategli dal suo contatto di Bespin e inserendola nel terminale. «Ma dovevamo accertarlo in una maniera o nell’altra. Fra l’altro ci consente di concentrarci su altre possibilità.»

«Già», disse Gillespee riluttante, tornando a sedersi. «Be’, sai, Karrde, è un po’ strano… Che dei contrabbandieri facciano queste ricerche, voglio dire. Oltretutto non ci ha mai reso molto, finora.»

«Ti ho già detto che la Nuova Repubblica mi rimborserà.»

«Dimentichi che non abbiamo niente da vendergli», gli fece notare Gillespee. «Non ho mai sentito di nessuno che paghi senza avere niente in cambio.»

Karrde lo guardò corrucciato. Gillespee aveva tirato fuori un coltello affilatissimo e si stava tagliando una fettina di driblis. «Non si tratta di farsi pagare», rammentò. «Ma di sopravvivere all’Impero.»

«Forse per te è così», disse Gillespee rimirando la fetta prima di addentarla. «Tu hai talmente tante attività secondarie che ti puoi permettere di non lavorare per un po’, ma noi dobbiamo pagare gli stipendi e acquistare il carburante per far andare le navi. Se non entrano quattrini, i dipendenti si innervosiscono.»

«Allora tu e gli altri volete dei soldi?»

Gillespee si fece coraggio. «Io voglio dei soldi, gli altri vogliono lasciar perdere del tutto.»

Ripensandoci, non era uno sviluppo inaspettato. L’ira che l’Impero aveva scatenato con l’attacco al Whistler’s Whirlpool si era placata e il trantran quotidiano stava ricominciando ad avere la meglio. «L’Impero è tuttora pericoloso», dichiarò.

«Non per noi», rispose senza mezzi termini Gillespee. «Dopo quel che è successo al Whirlpool l’Impero non ci ha degnati della minima attenzione.



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