Teoria del restauro by Cesare Brandi

Teoria del restauro by Cesare Brandi

autore:Cesare Brandi [Brandi, Cesare]
La lingua: ita
Format: epub
editore: La nave di Teseo
pubblicato: 2022-03-10T00:00:00+00:00


4. Il restauro della pittura antica*

In linea di principio, il restauro della pittura antica, intendendosi, con tale denominazione, la pittura anteriore al Medioevo, non rappresenta, nel campo del restauro, una branca così autonoma come può essere, nella medicina, la chirurgia rispetto alle terapie che non implicano interventi operatori. Il restauro della pittura antica, rientra nel restauro della pittura a titolo non diverso da quello per cui le pitture medievali non si isolano dalle pitture rinascimentali, barocche o moderne. Si potrebbe invero opporre che le pitture antiche, da quelle del Paleolitico superiore a quelle che costituiscono la sutura, nell’area mediterranea, col primo Califfato islamico, si presentano con caratteristiche tecniche diverse o supposte diverse da quanto si conosce della pittura posteriore al secolo VIII, se a questo secolo, col Pirenne, piuttosto che alla deposizione di Romolo Augustolo, vogliamo far risalire il Medioevo. Ma anche concedendo tale diversità non sarebbe giusto istituire del restauro delle pitture antiche una categoria totalmente a parte nell’area del restauro della pittura.

Alla base dell’esigenza contraria, che noi non accettiamo, potrebbe porsi, come giustificazione, l’incertezza che tuttora regna circa la tecnica usata per le pitture sia su roccia, sia su intonaco, sia su tavola o tela, a cominciare dal Paleolitico superiore alle soglie del Medioevo. Questa incertezza esiste tuttora ed esisterà, crediamo, per molto tempo, in quanto che le tecniche d’analisi scientifica, elaborate sino ad oggi, non offrono certezza assoluta circa i media e le modalità usate, né le scarse notizie degli autori, anche per il periodo classico, porgono un sussidio univoco, in quanto che non si ha mai la coincidenza esatta fra il dato documentario e l’opera superstite. Di tutto ciò è dimostrazione secolare la discrepanza di opinioni circa l’encausto, la kausis, la cera punica: discrepanza di opinioni, che sarebbe fatuo ritenere sanabile allo stato attuale con ricostruzioni ingegnose delle tecniche, sulla base delle confuse ricette tramandate da Plinio, da Vitruvio, e dai più tardi autori, fino ad Eraclio, o alla Mappae Clavicula.

Ma l’incertezza circa la tecnica delle pitture antiche non può esimere dal restauro delle medesime. Diciamo di più: ove questa incertezza potesse essere completamente risolta, non è sicuro che il restauro ne sarebbe molto avvantaggiato. Per quanta sorpresa possa suscitare questa affermazione, è bene collaudarla sottolineando alcuni punti, che veramente sono da porsi come basilari per il restauro.

Il primo riguarda la materia di cui l’opera d’arte consta, nella quale denominazione di materia intendiamo inclusi anche procedimenti tecnici che portarono all’elaborazione delle materie diverse ai fini della figuratività dell’immagine. Se allora, potesse prospettarsi, nel processo di deterioramento, fatiscenza, degradazione della materia, la possibilità di un procedimento a ritroso o di rigenerazione, non c’è dubbio che la conoscenza esatta della tecnica che portò ad una certa configurazione della materia e della pittura, sarebbe fondamentale. Disgraziatamente codesta possibilità di rigenerazione della materia, di una reversibilità in seno all’immagine stessa e non in vitro, si è dimostrata sinora quasi sempre un’utopia, o, ancor peggio, un pericolo gravissimo per l’opera d’arte. Nel caso finora più fortunato, dei procedimenti elettrolitici per



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