Trilogia della città di Parigi by Virginie Despentes

Trilogia della città di Parigi by Virginie Despentes

autore:Virginie Despentes
La lingua: ita
Format: mobi
editore: Bompiani
pubblicato: 2019-08-04T22:00:00+00:00


Finisce, si stiracchia prima di coprire il tatuaggio con il cellophane, dà i soliti consigli: “Non mettere niente per le prime ventiquattro ore e puliscilo quattro volte al giorno, poi metti la crema spalmandola bene, e dopo tre giorni lascialo scoperto ogni volta che puoi, si cicatrizza in fretta.” Intasca le due banconote da cinquanta euro, si infila la giacca, no, non ha tempo per un caffè, le piacerebbe proprio, ma deve scappare se vuole arrivare in orario.

Il clima quest’anno è un vero inferno. Il cielo è sporco di una pioggia fitta che il vento spinge in orizzontale. Fine giugno e la gente è sempre con i piumini. Il morale è oscurato. E la chiamano estate: porca puttana, è la galera. Gli alberi sono ancora senza foglie, nemmeno l’accenno di un bocciolo sui rami. Se Céleste fosse un uomo, non potrebbe camminare per come è eccitata. La cosa le è presa appena sveglia, magari è l’MDMA che è risalito, è calda come la brace. Entro ventiquattr’ore deve trovare con chi accoppiarsi, altrimenti va in depressione. Magari dovrebbe provare a prendere dell’ibuprofene, magari le fa scendere la temperatura. È sempre stata troppo calda. Quando andava alle medie, tutti i ragazzi la trattavano da troia. La sera la chiamavano, sul fisso, per dirglielo. Il padre era disperato. L’ha cambiata di liceo. Ha imparato la lezione: va a letto con uomini che non rivedrà più. Se ne frega della reputazione, ma non vuole far piangere il padre.

Incrocia Lorenzo, il giardiniere carino. Lui le racconta dei problemi che hanno gli alberi con il freddo, e l’unica cosa che ha in testa lei è del gonzo puro. Per fortuna che è genere marchesa di Merteuil, una gatta in calore nascosta dentro un guanto di ghiaccio. Lui è sempre educatissimo con lei. Amico, tu mi parli di cespugli e io penso alla tua lingua sulla mia fica – se lui avesse accesso all’hard disk di lei, cambierebbe atteggiamento.

Céleste non ha nessuna voglia di andare a lavorare. All’inizio il bar le andava bene, l’ambiente era cool, la vita la notte gli ubriachi i molesti le lesbiche a petto nudo che ballavano sui tavoli i vecchi che si credevano giovani e se la spassavano ancheggiando. È divertente vederli fare. A trent’anni spera di non diventare come loro, lì a dare spettacolo rifiutandosi di accettare che sono invecchiati. È già più di un anno che lavora lì. Il tempo è passato in fretta. Adesso i clienti la stressano. L’ottanta per cento delle persone ai tavoli sono degli idioti. Pensano sia lì per servire, che pagano per questo, e quindi si comportano da nazisti. Credeva che ci sarebbe riuscita più in fretta a campare solo di tatuaggi. Che un tatuatore più esperto sarebbe andato a cercarla e le avrebbe chiesto di lavorare in negozio da lui. Bisogna avere pazienza. Non ne può più di stare in piedi otto ore di fila, a raccogliere i vetri rotti, a evitare le pozzanghere di vomito, le mani sul culo, le banconote false, per



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