Troppo freddo per Settembre by Maurizio de Giovanni

Troppo freddo per Settembre by Maurizio de Giovanni

autore:Maurizio de Giovanni [Giovanni, Maurizio de]
La lingua: ita
Format: epub
ISBN: 9788858434451
editore: Einaudi
pubblicato: 2020-09-15T11:36:19.664000+00:00


XXV.

Nei dieci mesi in cui il clima fatato di quella città lo consentiva, ogni martedí sera alle otto Mina e le amiche si riunivano per l’aperitivo sulla terrazza del caffè Miragolfo. Era un belvedere sospeso tra mare e cielo, il profilo della montagna di fronte e la vita urbana brulicante sulla sinistra. Stava al centro della zona residenziale dove tutte e quattro abitavano, dove erano andate a scuola e dove, con la sola eccezione di Mina, trascorrevano l’esistenza tenendosi alla larga dagli altri quartieri.

Ora, sul finire di quel terribile gennaio siberiano, la terrazza era una superficie desolata battuta dal vento. Tavolini e sedie erano accatastati in un angolo, protetti da teli in plastica. C’era però una sala interna, calda e allietata da un sottofondo di jazz. Ed era lí che si spostavano «le ragazze della quinta B»: cosí si definivano tra loro, facendo riferimento alla maturità conseguita a cinque anni dalla conclusione del secondo millennio. Eppure, non erano poi cosí diverse da allora.

Greta era fra i piú duri e spietati penalisti della città. Lucida e affilata come una lama, ne ricordava anche la fisionomia: spigolosa, adunca (nel naso), magra e nervosa, sarcastica in maniera a volte a lei stessa incomprensibile. Occhiali, capelli raccolti e immancabile cartella in pelle nella quale erano custoditi i destini del mondo, giungeva al solito in ritardo e trafelata sacramentando contro il traffico.

– Ciao, cretine. Vorrei sapere per quale dannato motivo siete sempre puntuali. Capisco che siete nullafacenti e che questo inutile appuntamento prima o poi da eliminare sia l’unico vostro impegno, ma potreste per favore rispettarmi e arrivare anche voi in ritardo, giacché sono la sola che lavora?

Mina protestò.

– Che bell’affare, Greta: rimproveri noi perché sei in ritardo tu… E per tua norma, guarda che lavoriamo pure noi.

L’avvocata sedette e ridacchiò.

– Sí, eh? Tu fai la missionaria e non ti pagano, che è il contrario dei principî del lavoro; Delfina amministra malissimo i beni di famiglia; e Lulú sta provando con scarso successo a erodere il mostruoso patrimonio messo insieme dal padre, che era un delinquente, pace all’anima sua, e come sapete l’ho difeso in un decimo dei procedimenti che ha subito. Quindi, mi spieghi in che senso lavorate, voi?

Luciana, detta Lulú, finse indignazione. Era diafana e bionda, esile come un giunco. L’esatto opposto di Delfina, tarchiata, muscolosa e bruna. Il contrasto era accentuato dal fatto che Lulú era figlia di un defunto palazzinaro, un ex capomastro che aveva tirato su una fortuna a furia di intrallazzi; e che nelle vene di Delfina, di cognome Fontana Solimena dei baroni Brancaccio di Francofonte, scorreva il sangue piú nobile dell’area metropolitana.

Perfino il modo di esprimersi accentuava l’impropria differenza. Luciana sussurrava in italiano forbito; Delfina quasi strillava con una pesante inflessione flegrea ereditata dalla baby-sitter che l’aveva cresciuta.

– È tutta invidia, Gre’. La verità è che ti piacerebbe, e molto, non avere altro da fare che adescare ragazzini vicino al porto, come ti capita nel tempo libero, – urlò, informando l’intera sala del Miragolfo sulle abitudini sessuali dell’amica.

Lulú le fece segno di abbassare la voce.



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