Un Mondo In Maschera by Alexei Panshin

Un Mondo In Maschera by Alexei Panshin

autore:Alexei Panshin [Panshin, Alexei]
La lingua: ita
Format: epub
Tags: Science Fiction
editore: La Tribuna
pubblicato: 1969-01-04T23:00:00+00:00


6

I posti sognano la gente che se n’è andata?

“Accenditi, per favore,” disse Villiers, ma solo alla fine, dopo aver cercato senza successo, su mani e ginocchia, la copia di Camerati di Vinland che prima d’andare a dormire aveva preparato per la spedizione.

Al suo comando, la luce s’accese. Villiers balzò fuori dal letto e sbadigliò e si stirò, ma non ordinò alla luce di spostarsi, sicché essa rimase appiccicata al soffitto con un gran senso d’impotenza. Villiers si chinò a raccogliere i vestiti, e la luce lo vide scomparire nell’angolo più scuro della stanza.

Si vestì, e neanche troppo male, considerato che si vestiva da solo, e per di più al buio. Nei giorni della sua gioventù, aveva frequentato una scuola in cui s’insegnava che esiste una diretta relazione tra il carattere d’un uomo e la sua capacità di vestirsi al buio. Villiers aveva trascurato per anni quella pratica, e i pessimi risultati erano evidenti. I suoi istruttori morali avrebbero senza dubbio considerato un indizio positivo questo suo ritorno alle vecchie abitudini. Comunque non si prese il disturbo di completare il proprio abbigliamento con l’aggiunta d’un mantello, il che gli avrebbe probabilmente meritato un sano rimprovero.

Raccolse la giacca nell’oscurità, ma poi non riuscì a trovare il pacchetto. Calpestò e frugò e tastò con le dita il pavimento nell’oscurità, ma anche se il tappeto gli dava una piacevole sensazione, non riuscì a localizzare il libro. Irritato con se stesso, e perfettamente conscio di dover giungere ad una capitolazione, Villiers chiamò infine la luce.

Quella arrivò in fretta, e gettò intorno piccole ombre. Non era neanche la metà della luce che era all’ora di cena. Villiers la fissò con aria di rimprovero, ed essa si mosse molto cortesemente, appostandosi dietro la gru del suo collo. Qui s’intensificò un poco, tenendosi sempre concentrata sulla nuca del nostro.

Quando Villiers abbassò lo sguardo, la luce si centrò nuovamente sulla sua testa. Ma anche con l’aiuto di quell’illuminazione riluttante, non gli riuscì subito di trovare il libro.

Un’occhiata gli confermò che il pacco non si trovava sul tavolo, dove credeva d’averlo lasciato. Non si trovava sul pavimento dove l’aveva cercato, nei pressi del tavolo. A dire il vero, non pareva trovarsi da nessuna parte.

Solo allora, spinto dall’inquietante sensazione di svolgere una lezione notturna sul tema dell’Evasione (materia che in effetti lui non aveva mai insegnato) cominciò a frugare tra i cuscini. Trovò il libro sotto il secondo cuscino.

Annuì, si scrutò col dovuto sospetto nello specchio a muro, e poi rise.

Si levò di dosso la polvere, si rimise a posto il vestito, e poi infilò il libro sotto braccio. La luce riuscì finalmente a mettersi in buona posizione, e Villiers si concesse un ultimo sguardo nello specchio. Poi s’avviò in corridoio.

I rumori dei mobili spostati, dei lavori di pulizia e decorazione erano stati quasi completamente sostituiti da deboli, dolci, delicate ondate di profumo al budino, anche se Villiers distinse sullo sfondo un patetico tentativo di musica conviviale, che scomparve immediatamente.

La casa era immersa nel buio, e solo robot e meccanismi si muovevano in giro.



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