Una zattera per Itaca by Cesare Catà

Una zattera per Itaca by Cesare Catà

autore:Cesare Catà [Catà, Cesare]
La lingua: ita
Format: epub
editore: Ponte alle Grazie
pubblicato: 2022-07-31T13:12:47+00:00


La salvezza sta laddove c’è il pericolo

Quando arriva sull’isola che poi scoprirà essere Eea, Odisseo è anzitutto disorientato. Ha proprio ‘perso la Trebisonda’: non sa più individuare l’Oriente e l’Occidente. Si tratta di un disorientamento dai forti significati, non solo spazio-temporali: l’eroe non trova più punti di riferimento, e di conseguenza in lui sta anche svanendo quella cognizione di sé stesso che dovrà guidarlo fino a Itaca. Ci passiamo tutti. Nei momenti di crisi della vita, quando le difficoltà ci sovrastano, ci sembra di perdere la certezza delle coordinate di senso che avevano sempre determinato i nostri pensieri e le nostre azioni. E perciò non sappiamo più dove andare, cosa fare. Brancoliamo.

È uno stato terribile per chiunque, ma se sei un marinaio che brama di tornare a casa dopo aver penato anni e anni tra le onde, allora quella condizione equivale alla disperazione. È in questo momento di massimo sconforto e di smarrimento radicale che l’eroe fa l’incontro più pericoloso e più prezioso di tutto il suo fantasmagorico peregrinare. È adesso che Odisseo incontra Circe.

Siamo alla fine del canto X, e la voce che ascoltiamo in questo passaggio del poema non è direttamente quella dell’aedo, essendo l’episodio inserito all’interno degli Apologhi, il lungo flashback della sua storia che Odisseo, come abbiamo visto, dipana in prima persona mentre è ancora ospite alla reggia dei Feaci.

Quando mi figuro il cantore recitare questa parte del racconto nella Grecia arcaica immagino l’uditorio che, al solo sentir pronunciato il nome della Dea di Eea, sobbalza. Giacché Circe (probabilmente il personaggio più complesso dell’Odissea) evoca con la sua figura parimenti orrore e malìa, fascino e tremore, adorazione e repulsione. Ecco perché definisco quest’avventura come la più pericolosa e la più preziosa tra quelle vissute dal protagonista della saga omerica.

La più pericolosa, in quanto in questo frangente lui rischia davvero di perdere tutto, di smarrirsi per sempre: sia a livello geografico sia sul piano dell’incolumità fisica e dell’equilibrio psichico. Tuttavia, se è vero che nel disorientamento siamo preda dello sgomento e della confusione, è altresì vero che è proprio in momenti del genere che siamo massimamente aperti alla crescita, ai cambiamenti, alla maturazione. Quando siamo disorientati, quando mettiamo tutto in discussione, riusciamo talvolta a scoprire realtà che prima nemmeno concepivamo. Proprio perché siamo vulnerabili.

Infatti quella con Circe è anche l’avventura più preziosa perché nel suo anno sull’isola di Eea Odisseo farà un salto spirituale e cognitivo che gli permetterà, arricchito di una nuova visione, di affrontare e superare i tremendi ostacoli che ancora lo separano da Itaca; presso Circe, egli arriva a chiarificare sé stesso e il suo destino mettendo alla prova i propri limiti di uomo.

La permanenza di Odisseo sull’isola di Eea potrebbe essere descritta perfettamente dal famoso verso di Hölderlin: Wo aber Gefahr ist, wächst das Rettende auch, «Eppure, è laddove sta il pericolo che ti attende la salvezza». Soteriologica. Salvatrice e dannatrice a un tempo, Circe assomma in sé quest’ambiguità ineliminabile.

Sarebbe un errore interpretativo voler sistematizzare la sua icona entro una lettura unilaterale, chiedendoci banalmente se siamo di fronte a una figura buona o cattiva.



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