Urania 0261 - La Collina Di Hawotack by Samy Fayad

Urania 0261 - La Collina Di Hawotack by Samy Fayad

autore:Samy Fayad [Fayad, Samy]
La lingua: ita
Format: epub
Tags: PIPPO
editore: Mondadori
pubblicato: 2012-12-11T09:25:41+00:00


PARTE TERZA

XIII

Per un lungo istante, il mondo fu solo un monticello di sabbia. Uno scarabeo verde smeraldo vi si arrampicava a fatica sollevando spruzzi di granelli, e stava già per raggiungere la sommità quando scivolò goffamente e cadde riverso, agitando all'impazzata le minuscole zampe. Mi mancò la forza di allungare una mano per liberarlo da quella critica posizione. Vinto dalla spossatezza, rimasi a fissarlo con aria solidale ma impotente, poi chiusi di nuovo gli occhi e mi sentii precipitare di nuovo nel nero pozzo senza fine dal quale ero riemerso poc'anzi.

Non so dire quanto tempo fosse trascorso quando riaprii ancora gli occhi. L'insetto era scomparso e la sabbia del mon-ticello era smossa dalla brezza. Con uno sforzo che mi strappò un gemito di dolore, riuscii finalmente a drizzarmi. Avevo la lingua gonfia e mi sembrava di reggere sulla schiena un lastrone infuocato. Il vivo bagliore del sole mi fece lacrimare. Mi sfilai il maglione di lana.

- Katherine I - riuscii infine a dire. Invece di un grido, dalla gola mi usci un gorgoglio.

Non udii alcuna risposta. Mi alzai per cercar di scorgere Katherine, ma una violenta vertigine mi fece barcollare. Mi sentivo sollevare e abbattere, tutto intorno mi si aprivano paurosi abissi. Con fremiti di nausea e di terrore, mi accasciai sulla spiaggia, certo di essere sul punto di morire. Nella testa avevo un sordo ronzio, dinanzi agli occhi baluginamenti di fiamma, e dalla gola mi usciva un rauco, pietoso rantolo. Eppure fui in grado di chiamare ancora a raccolta le forze residue. Guidato da un oscuro istinto animale presi a trascinarmi verso il mare. Ogni sforzo mi procurava fitte lancinanti al cervello e dei crampi agli arti, ma il contatto della sabbia bagnata mi diede nuova lena: con un ultimo sforzo, puntai i gomiti, presi slancio e ricaddi in avanti. L'acqua mi colpi come una sferzata al viso e mi diede un brivido alla radice dei capelli. Mossi le spalle, le gambe, affondai le mani a artiglio nel fondo molliccio, e infine riuscii a immergermi del tutto. Inerte, del tutto spossato, mi feci cullare a lungo dal movimento del mare. E a poco a poco, sentii ritornarmi le forze.

Dopo un po', fui in grado di controllare i miei movimenti. Mi inginocchiai nell'acqua e raggiunsi lentamente la riva. Il cervello mi si andava snebbiando. Con gli abiti zuppi, mi mossi verso la duna accanto alla quale avevo ripreso conoscenza, mi portai sulla sommità e cercai di rendermi conto del posto. A perdita d'occhio, in entrambe le direzioni, si estendeva un largo arenile abbagliante e deserto sul quale smorivano le schiumanti ondate. Parallela all'arenile, correva una terra arida, interrotta da rare anfrattuosità, cosparsa di cespugli rinsecchiti e di qualche macchia di fichi d'India. Il cielo era terso e sfumava all'orizzonte in una grigia foschia.

- Katherine! - chiamai, facendo imbuto con le mani. Spilli di fuoco mi punsero alla gola, ma questa volta la mia voce usci forte e distinta. In una macchia di sterpi vi fu un movimento. Mi volsi di



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